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16 Febbraio 2026

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Dazi USA sui prodotti UE: settore alcolici in allarme, a rischio 2 miliardi di vendite

Il settore degli alcolici lancia l’allarme contro i dazi del 15% imposti dagli Stati Uniti sui prodotti dell’Unione Europea. Secondo una lettera inviata oggi al presidente americano Donald Trump da 57 gruppi dell’industria, le nuove tariffe mettono a rischio vendite per quasi 2 miliardi di dollari e 25.000 posti di lavoro negli Stati Uniti.

A firmare l’appello sono alcune delle principali realtà del comparto, come Diageo e Pernod Ricard, insieme a produttori di whisky e vino americani, fornitori di vetro, rivenditori e ristoratori. La lettera è stata redatta dalla Toasts Not Tariffs Coalition, una coalizione che rappresenta l’intera filiera di vino e liquori.

La preoccupazione è alta: i nuovi dazi arrivano proprio a ridosso del periodo di massima attività per il settore, ovvero il trimestre ottobre-dicembre, fondamentale per i bilanci annuali. “Mentre ci avviciniamo alla critica stagione delle festività, un periodo essenziale per il successo dei nostri settori, vi imploriamo di garantire questo importante accordo per gli Stati Uniti il prima possibile”, si legge nel documento.

I firmatari denunciano che le tariffe faranno aumentare i prezzi nei menu, metteranno in difficoltà le imprese americane e aggraveranno problemi già esistenti. Il mercato, infatti, sta vivendo un momento delicato: il vino ha perso terreno rispetto ai liquori, e l’intero comparto soffre a causa dell’aumento del costo della vita e di una crescente attenzione dei consumatori verso stili di vita più sani.

Gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato di sbocco per molti produttori europei di alcolici, mentre l’Europa resta una delle principali destinazioni per le esportazioni americane, in particolare per prodotti come il bourbon. Proprio per questo, l’Unione Europea ha incluso alcuni alcolici statunitensi nella lista di possibili contromisure, anche se ha deciso di sospendere ogni risposta per sei mesi, nella speranza di una soluzione diplomatica.

Il settore chiede ora un accordo che garantisca un “commercio equo e reciproco”, evitando danni incalcolabili a imprese e lavoratori da entrambe le sponde dell’Atlantico.

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