26.5 C
Napoli
8 Settembre 2026

Chi siamo

Legge elettorale, il centrodestra cambia ancora: l’incognita Vannacci riapre la partita sul ballottaggio

La maggioranza torna a discutere delle regole del voto dopo aver accantonato il secondo turno. Le opposizioni attaccano. Maraio (Avanti Psi): «Meloni si fermi, le regole non possono dipendere dalla convenienza di chi governa»

La legge elettorale torna a muoversi e, ancora una volta, insieme ai rapporti di forza tra i partiti. Il centrodestra riapre infatti la discussione sul ballottaggio nazionale, ipotesi inizialmente prevista e successivamente accantonata dopo i rilievi emersi nelle audizioni parlamentari. Un nuovo cambio di rotta che arriva mentre, dentro la maggioranza, cresce l’incognita rappresentata da Roberto Vannacci e dal suo possibile peso elettorale.

È proprio questo il punto sul quale attacca il Partito democratico. Il senatore Dario Parrini, vicepresidente della Commissione Affari costituzionali, parla di una discussione «in balia di un opportunismo sfrenato, dei sondaggi del momento e di un’improvvisazione quasi dilettantesca».

Parrini ricorda che il ballottaggio era presente nella prima versione della riforma e che era stato successivamente eliminato anche alla luce delle obiezioni sollevate dai costituzionalisti sulla sua compatibilità con il bicameralismo paritario e con l’elezione del Senato su base regionale. Ora, secondo il parlamentare dem, la maggioranza sarebbe pronta a rimetterlo sul tavolo «per paura di Vannacci».

Critiche arrivano anche dal Movimento 5 Stelle. Giuseppe Conte accusa il governo di essere più impegnato a «costruirsi una legge elettorale per rimanere imbullonato al potere» che ad affrontare i problemi economici delle famiglie.

Sulla stessa linea, con una proposta diversa nel metodo, interviene Enzo Maraio, segretario nazionale di Avanti Psi. «Sulla legge elettorale lo diciamo da tempo: si continua a discutere non della legge più utile al Paese, ma di quella più conveniente per chi governa».

Maraio richiama la continua modifica delle regole elettorali nella Seconda Repubblica e chiede alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di interrompere questa dinamica: «Le regole del gioco non dovrebbero essere costruite sulla convenienza della maggioranza del momento. Servono stabilità, rappresentanza e soprattutto la possibilità per i cittadini di scegliere davvero i propri rappresentanti».

Da qui la proposta socialista: fermare l’iter, individuare prima gli obiettivi fondamentali della riforma e affidare a un gruppo di costituzionalisti il compito di costruire una soluzione coerente con quei principi.

Il punto politico, dunque, va oltre la formula tecnica del ballottaggio. Se le regole vengono riscritte ogni volta che cambiano i sondaggi, gli alleati o compare un nuovo concorrente capace di sottrarre voti, la legge elettorale rischia di diventare uno strumento della competizione anziché la cornice imparziale dentro la quale quella competizione dovrebbe svolgersi. Ed è proprio questo il nodo che la riapertura improvvisa del dossier ha riportato al centro del confronto politico.

Articoli correlati

Ultimi Articoli