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17 Maggio 2022

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Azione: finalmente il Congresso. Calenda vuole mandare in pensione la “politica del dire” 

di Donato D’Aiuto

Dopo due anni di attesa anche per Azione, il partito fondato da Carlo Calenda e Matteo Richetti, è giunta l’alba.
Due anni lunghi e difficili, conditi dalla difficoltà di vedersi fisicamente e dai tanti rinvii del Congresso a causa del Covid.
Ma non si può sfuggire all’alba.
Victor Hugo diceva che “la grandezza dell’alba è composta da un residuo di sogno e un principio di pensiero”.
L’alba di Azione, invece, è l’esatto opposto: è il risultato – temporaneo – di un grande pensiero e il principio di un sogno da incalzare.
Soltanto chi pecca di bieca miopia non riesce a cogliere la grandezza di questo nuovo inizio della politica italiana,
Carlo Calenda non ha fondato un partito che faccia da stampella a questa o a quella maggioranza, Azione vuole essere altro. Azione vuole affermare il suo essere senza la necessità di adagiarsi su qualche comoda coalizione e diventare punto di riferimento per chi è stanco della politica “del dire”, capace solo di costruire cartelli elettorali.
La politica “del dire”, per esempio, è quella che sabato mattina ha portato Enrico Letta, ospite di Azione al Palazzo dei Congressi, a dire che “lavoreremo insieme e vinceremo le elezioni del prossimo anno” e poi, neanche 48 ore dopo, durante la Direzione Nazionale del PD che “con i 5Stelle il rapporto durerà”.
La politica “del dire” è quella che si sofferma sempre e soltanto sul “con chi stare per prendere il potere” e mai sul “cosa fare una volta preso il potere”.
Questo è il paradigma che Azione vuole invertire. Bisogna ritrovarsi sui temi e sul “come” affrontarli. È di questo che necessita il nostro Paese.
Lo sanno bene anche i maggiori leader politici, costretti un anno fa a chiamare al Governo Mario Draghi, dopo aver ingarbugliato così tanto la matassa che l’unica alternativa sarebbe stata dargli fuoco.
Carlo Calenda e Matteo Richetti, hanno dato vita ad un polo serio e credibile che mira a fare in modo che non ci si debba rivolgere ai “competenti” solo quando si è messo un piede in fallo. La competenza non può essere l’eccezione, la competenza deve essere la regola.
Per farlo c’è bisogno di tempo, impegno e soprattutto bisogna avere il coraggio di lasciar andare “gli influencer della politica” e “i fenomeni del voto” per abbracciare con forza la politica della serietà, la politica “del fare”.

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