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8 Settembre 2026

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CARRAZZA: «VOGLIO RIAPRIRE LE PORTE DI FORZA ITALIA»

«La cosa che più mi amareggia di questa fase congressuale non sono le difficoltà che sto incontrando come candidato, ma l’assenza totale della politica. Un congresso dovrebbe essere il luogo nel quale idee, programmi e visioni diverse si confrontano. In Campania, invece, sembra che il confronto sia diventato un fastidio e il dissenso quasi una colpa». Lo dichiara Alessandro Carrazza, candidato alla segreteria regionale campana di Forza Italia.

«Io mi sono candidato perché vengo dalla base del partito e credo ancora in una Forza Italia aperta, liberale, garantista, capace di parlare alle imprese, ai giovani, agli amministratori e a quel grande mondo moderato che chiede serietà e buona politica. Vorrei discutere di sanità, lavoro, infrastrutture, aree interne, sicurezza, sviluppo e di quale ruolo debba avere Forza Italia nella Campania dei prossimi anni. Di tutto questo, purtroppo, non si parla. Si parla di candidature, schieramenti, fedeltà e rapporti di forza.

È persino imbarazzante assistere all’attacco sistematico verso chiunque esprima una posizione diversa. Un grande partito non teme il dissenso: lo ascolta, lo organizza e ne fa una ricchezza. Quando invece ogni critica viene vissuta come un affronto personale, significa che si è smarrito il confine tra il partito e chi temporaneamente lo dirige. Forza Italia appartiene ai suoi iscritti, non a chi occupa una funzione.

Quanto sta accadendo a Salerno è emblematico. Il segretario provinciale è sostanzialmente scomparso dal confronto e non ha neppure ritenuto di rispondere alla mia richiesta di confermare la consegna delle adesioni del Vallo di Diano, compresa la mia, effettuata al Polo Nautico per l anno 2025. È una vicenda sulla quale, evidentemente, saranno necessari approfondimenti anche fuori dalla politica. Ma persino questo episodio racconta un problema più grande: non esistono più luoghi nei quali discutere e assumersi responsabilità politiche.

Del resto gli organismi di partito provinciali e regionali non vengono convocati da tempo. Non sono stati convocati neppure dinanzi a passaggi politici che avrebbero imposto una discussione vera. Un partito serio si interroga quando perde pezzi della propria classe dirigente, quando si dimette un presidente provinciale, quando un parlamentare lascia il partito. Non fa finta che nulla sia accaduto e non sostituisce il confronto con il silenzio.

Ed è proprio in questo clima che c’è un dato che in queste settimane mi sta sorprendendo e, allo stesso tempo, incoraggiando: la straordinaria solidarietà che sto incontrando a Salerno e in tutta la sua provincia, ma anche nelle altre province della Campania. Mi contattano iscritti, amministratori, dirigenti e semplici militanti, molti dei quali fino a ieri preferivano rimanere in silenzio. Avverto una voglia crescente di liberare Forza Italia da una gestione chiusa, personalistica, fondata più sul controllo che sulla partecipazione. Non è una battaglia contro qualcuno: è una battaglia per restituire il partito a chi lo vive ogni giorno. E forse è proprio questa domanda di libertà e di politica che qualcuno sta sottovalutando.

È per questo che la mia candidatura va avanti. Non mi interessa conquistare una stanza: mi interessa riaprire le porte del partito. Voglio dare voce a chi non l’ha avuta, riportare il confronto negli organismi, restituire dignità alla militanza e costruire una Forza Italia che non chieda a nessuno a chi è fedele prima di ascoltare ciò che ha da dire.

Il congresso deve decidere se Forza Italia in Campania vuole tornare a essere una comunità politica oppure restare una struttura costruita intorno alla conservazione degli equilibri esistenti. Io scelgo la prima strada.

Perché un congresso organizzato soltanto per confermare chi già comanda non è un congresso: è una ratifica. E Forza Italia, soprattutto in una regione decisiva come la Campania, ha bisogno di molto di più: meno potere da conservare e molta più politica da costruire».

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