La tassazione degli extraprofitti resta una strada percorribile per gli Stati membri dell’Unione europea, purché nel rispetto delle norme nazionali e comunitarie. A chiarirlo è la Commissione europea, tornando sul tema dopo il nuovo aumento dei prezzi dell’energia legato alla guerra tra Stati Uniti e Iran.
Da Bruxelles arriva, però, anche una precisazione sulla scelta compiuta nel 2022, quando l’Esecutivo europeo intervenne direttamente proponendo misure sugli utili straordinari realizzati dalle compagnie energetiche durante la crisi dei prezzi.
A spiegare la differenza tra le due fasi è stata Paula Pinho, capo dei portavoce della Commissione europea. La proposta del 2022 sulla tassazione degli extraprofitti, ha ricordato, fu giustificata dalla «circostanza estremamente eccezionale di prezzi che avevano raggiunto un record senza precedenti».
Una situazione che aveva spinto l’Unione europea ad adottare misure straordinarie per fronteggiare gli effetti della crisi energetica su famiglie e imprese.
Oggi Bruxelles ribadisce invece che l’iniziativa può essere assunta direttamente dai singoli governi. «La tassazione degli extraprofitti è una competenza nazionale e gli Stati membri possono agire in base alla normativa nazionale e rispettando la normativa europea», ha spiegato Maciej Berestecki, portavoce della Commissione per le questioni economiche.
I Paesi dell’Unione, dunque, dispongono di margini per intervenire qualora decidano di utilizzare una parte dei profitti eccezionali prodotti dalla crescita dei prezzi per finanziare misure di sostegno o altre politiche pubbliche. La Commissione, ha aggiunto Berestecki, rispetterà le decisioni assunte dai governi nazionali, mettendo a disposizione le migliori pratiche e valutandone gli eventuali effetti sul mercato interno.
La posizione espressa a Bruxelles riapre inevitabilmente il confronto politico sulla possibilità di ricorrere agli extraprofitti per attenuare l’impatto delle nuove tensioni energetiche. Rispetto al 2022 cambia il contesto e, almeno per il momento, cambia l’approccio europeo: non una nuova iniziativa comune, ma la possibilità per ciascuno Stato di decidere autonomamente se e come intervenire.
Resta però fermo un principio: per la Commissione europea una tassazione degli extraprofitti non è esclusa dalle regole dell’Unione. La scelta, nelle condizioni attuali, spetta ai governi nazionali.

