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29 Novembre 2022

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L’Italia e’ seconda in Ue sul riciclo dei rifiuti

Un livello di raccolta differenziata che si attesta al 63% e un tasso smaltimento in discarica dei rifiuti del 17,5%, più basso della media nazionale che si attesta al 20%. Sono alcuni dei risultati delle utilities associate a Utilitalia, che emergono dall’edizione 2022 dello studio realizzato dalla Fondazione Utilitatis in collaborazione con Agici e presentato alla Fiera Ecomondo. I dati – relativi al 2020 – sono riferiti a un campione rappresentativo che, per i servizi idrici e ambientali, interessa rispettivamente più di 37 e circa 24 milioni di abitanti e per il quale si sono rilevati almeno 182 milioni di euro di investimenti annui per il perseguimento dell’economia circolare, soprattutto tramite impianti. Nei territori serviti dalle associate di Utilitalia, la raccolta differenziata dei rifiuti raggiunge il 63% (un dato in linea con la media italiana) e lo smaltimento in discarica il 17,5% (quando la media nazionale è del 20%, ma il limite massimo stabilito dall’Unione europea per il 2035 è del 10%).

BIOGAS E NON SOLO

Tra gli altri risultati ottenuti dalle imprese associate a Utilitalia spiccano i 160 milioni di metri cubi di biogas prodotti, un tasso di recupero dei fanghi di depurazione pari all’87% e un tasso di rifiuti avviati a riciclo superiore al 90%. Come viene descritto nello studio, l’Italia è ben posizionata rispetto agli altri paesi europei per quanto riguarda i principali indicatori di economia circolare. Mentre a livello europeo il rapporto tra uso di materia proveniente da processi circolari e uso complessivo di materia si attesta al 12,8%, in Italia tale valore è pari al 21,6%, secondo solamente a quello della Francia (22,2%) e di quasi dieci punti percentuali superiore a quello della Germania (13,4%). “Uno studio – spiega il presidente di Fondazione Utilitatis, Stefano Pareglio – in cui si evidenziano alcuni risultati eccellenti delle utilities italiane e in generale del nostro Paese: in particolare, l’attitudine a un uso responsabile delle risorse, che ci pone ai vertici europei. D’altro canto, serve un deciso cambio di passo nelle politiche e nella regolazione, assegnando un maggiore rilevanza alle innovazioni e agli investimenti che consentono di risparmiare materia ed energia, stimolando la crescita economica, abbattendo i costi per imprese e famiglie nel medio termine e concorrendo alla sicurezza degli approvvigionamenti”.

LO STUDIO

L’edizione 2022 dello studio consolida e arricchisce l’indagine svolta lo scorso anno, con una analisi delle politiche di settore più approfondita e dettagliata e con una maggiore attenzione per alcune strategie che vanno “oltre il riciclo”: l’ecodesign, utile per abilitare maggiore riparabilità, riutilizzabilità e riciclabilità dei prodotti, la logistica inversa, come i sistemi di deposito e restituzione (sistemi DRS o vuoti a rendere) e le piattaforme di riparazione, upcycling e additive manufacturing dei materiali, per ottenere prodotti finali di valore o qualità pari o superiore agli elementi che li compongono. L’ecodesign è una strategia sempre più rilevante con riferimento ai prodotti e agli imballaggi: nel marzo 2022, ad esempio, si contavano in Europa 89.357 prodotti certificati EU Ecolabel, un dato in crescita pressoché costante negli ultimi 12 anni. L’Italia, con quasi 14.000 prodotti, è il secondo paese europeo per prodotti certificati EU Ecolabel.

I sistemi di deposito e restituzione potrebbero aiutare l’Italia ad aumentare il tasso di riciclo degli imballaggi in plastica, che attualmente si attesta al 45%; altri Paesi che attuano sistemi diffusi di vuoto a rendere ottengono infatti performance migliori: è il caso della Svezia (53%), dei Paesi Bassi (57%) e della Lituania (70%). Lo studio mostra come il tasso medio di raccolta per le bottiglie in PET in Europa nel 2018 si attestasse sul 47% nei Paesi senza un DRS, e sul 94% nei Paesi con un sistema di deposito e restituzione degli imballaggi. Per quanto riguarda l’economia della riparazione e dell’upcycling, in Italia nel 2019 si contavano 49.524 imprese attive nel settore della riparazione, l’1,45% del totale delle imprese italiane, approssimativamente in linea con la media europea. Queste imprese impiegano 160.000 lavoratori (poco più dell’1% della forza lavoro nazionale riferita all’economia aziendale non finanziaria) e producono circa 6,3 miliardi di euro di valore aggiunto (circa lo 0,8% del valore aggiunto complessivo generato nell’economia aziendale non finanziaria): si tratta in gran parte di micro-imprese, che negli anni recenti stanno avanzando un trend di integrazione e scale-up, per il quale il potenziale è ancora largamente inesplorato. 

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