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12 Luglio 2026

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Meloni cerca l’equilibrio su Israele: dialogo con Tel Aviv, ma l’Europa rifletta sul futuro delle relazioni

Nessuna rottura con Israele, ma nemmeno un sostegno incondizionato. Nelle comunicazioni alla Camera in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, Giorgia Meloni prova a ritagliare per l’Italia una posizione di equilibrio all’interno di uno scenario internazionale sempre più complesso.

La presidente del Consiglio ha riconosciuto che l’Unione Europea dovrà interrogarsi sul futuro delle proprie relazioni con Israele alla luce della situazione a Gaza, in Cisgiordania e in Libano. Una riflessione che, nelle intenzioni della premier, dovrebbe però svilupparsi senza cedere alla contrapposizione ideologica e alla ricerca dello scontro politico interno.

Il passaggio rappresenta uno dei più significativi interventi degli ultimi mesi sul dossier mediorientale. Meloni ha infatti ammesso la necessità di una verifica politica da parte dell’Europa, ma ha contemporaneamente escluso che l’isolamento di Israele possa rappresentare una soluzione.

Secondo la presidente del Consiglio, una strategia fondata sull’emarginazione di Tel Aviv rischierebbe di produrre effetti opposti rispetto a quelli auspicati dalla comunità internazionale, indebolendo le prospettive di pace e rafforzando le posizioni più radicali presenti nell’area. Una linea che si traduce nella contrarietà alla sospensione dell’accordo di associazione tra Unione Europea e Israele e nella convinzione che l’Europa debba mantenere un ruolo attivo di interlocuzione politica.

Sul fronte ucraino la premier ha confermato il sostegno italiano a Kiev, pur sottolineando la necessità che il percorso di adesione all’Unione Europea non proceda a scapito dei Paesi dei Balcani occidentali. Una posizione che punta a evitare corsie preferenziali e a preservare un approccio uniforme nei processi di allargamento dell’Unione.

Meloni ha inoltre ribadito la propria contrarietà al superamento del principio dell’unanimità nelle decisioni europee, sostenendo che l’Unione non possa trasformarsi in un sistema nel quale i Paesi più forti impongono le proprie scelte agli altri Stati membri. Un messaggio rivolto soprattutto al dibattito in corso sulla riforma della governance comunitaria.

Non sono mancate le rivendicazioni sul piano economico. La presidente del Consiglio ha infatti indicato come un risultato politico rilevante l’intesa raggiunta con Bruxelles sulla cosiddetta flessibilità nazionale, che consentirebbe all’Italia di mobilitare risorse aggiuntive per contrastare gli effetti dell’aumento dei costi energetici su famiglie e imprese.

Le comunicazioni della premier hanno comunque acceso il confronto parlamentare. Le opposizioni hanno accusato il governo di isolamento internazionale e di ambiguità sul conflitto in Medio Oriente, mentre la maggioranza ha difeso la linea dell’esecutivo, rivendicando una politica estera improntata al pragmatismo e alla tutela dell’interesse nazionale. Otto le risoluzioni presentate alla Camera al termine del dibattito.

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