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12 Luglio 2026

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Caro Cantone, rinnovi anche per il mio amico Antonio 

Caro Cantone,

tra le tante questioni che troverà sulla scrivania da nuovo direttore generale del Ruggi, spero ci sia spazio anche per la storia di Antonio. Perché è una storia personale, ma racconta un problema che riguarda migliaia di famiglie del nostro territorio.

Antonio è un mio amico. Ha 17 anni, vive a Salerno ed è affetto da Sindrome di Down. Negli ultimi mesi è stato ricoverato al Ruggi, è tornato a casa e poi ha dovuto affrontare un nuovo ricovero. In Pneumologia ha trovato medici, infermieri e operatori sanitari bravissimi, attenti e capaci di prendersi cura delle persone prima ancora che dei pazienti. A loro va il ringraziamento sincero di chi ha visto da vicino professionalità e umanità.

Ma la sua storia racconta anche un’altra realtà. Oggi Antonio è stato trasferito all’Ospedale Monaldi perché al Ruggi non esiste una Chirurgia Toracica in grado di prendere in carico il suo caso. È una scelta necessaria sul piano clinico, ma che comporta sacrifici enormi per la famiglia.

La madre segue Antonio a Napoli. Nel frattempo a casa ci sono altri due figli, di 5 e 11 anni, che hanno bisogno della sua presenza, delle sue attenzioni, della normalità che ogni famiglia cerca di garantire. Giornate fatte di chilometri, preoccupazioni, telefonate, organizzazione continua e inevitabili rinunce. Una situazione difficile per chiunque, ma ancora più complessa quando si affrontano fragilità importanti e si cerca di tenere insieme gli equilibri di una famiglia con tre figli.

Dietro l’assenza della Chirurgia Toracica non ci sono soltanto numeri, bilanci o scelte organizzative. Ci sono storie come quella di Antonio. Ci sono genitori costretti a spostarsi fuori provincia e fuori città per ottenere cure che dovrebbero essere disponibili in un grande ospedale come il Ruggi. Ci sono bambini che aspettano il ritorno della mamma impegnata ad assistere il fratello maggiore in una struttura distante decine di chilometri.

Per questo la vicenda di Antonio diventa una riflessione più ampia. È difficile comprendere come Salerno, capoluogo di una provincia tra le più estese d’Italia, sede di un’azienda ospedaliera universitaria e punto di riferimento per centinaia di migliaia di cittadini, non disponga ancora di una Chirurgia Toracica.

Lo dico anche per una ragione personale. Anni fa mio padre ebbe un problema analogo. Anche allora fummo costretti a cercare altrove le risposte necessarie. Anche allora ci confrontammo con trasferimenti, attese e speranze. E ancora oggi resta la convinzione che un territorio come il nostro non possa essere privo di un servizio così importante.

Ecco perché il suo arrivo alla guida del Ruggi, lo dico perchè ho avuto il privilegio di conoscerla, rappresenta un’occasione. Non soltanto per amministrare l’esistente, ma per costruire una prospettiva nuova. Riattivare o creare una Chirurgia Toracica significherebbe dare una risposta concreta a un bisogno reale, evitare a molte famiglie viaggi dolorosi e valorizzare ulteriormente le professionalità che già operano nell’ospedale.

Ma il tema non è soltanto la Chirurgia Toracica. Quella è la necessità più evidente, il simbolo di una sfida più ampia. Ciò che serve è un metodo, una visione, una capacità di organizzare i servizi guardando ai bisogni reali delle persone e delle famiglie. Serve una sanità che sappia programmare, integrare competenze, valorizzare il merito e costruire percorsi di cura completi.

Significherebbe offrire nuovi stimoli a medici, infermieri e operatori sanitari che ogni giorno dimostrano competenza, dedizione e senso del dovere. Perché il capitale umano del Ruggi esiste, è di qualità e merita di essere messo nelle condizioni migliori per crescere. La sfida, oggi, è trasformare queste professionalità in una squadra sempre più forte, capace di fare del Ruggi non solo un grande ospedale, ma un modello organizzativo e sanitario per l’intero Mezzogiorno.

Salerno vive una stagione nella quale c’è bisogno di ritrovare fiducia. Fiducia nella sanità pubblica, nelle istituzioni, nella capacità di programmare e di realizzare. C’è bisogno di organizzazione, visione e coraggio nelle scelte.

Molti guardano alla sua nomina con aspettative positive proprio per questo. Perché le vengono riconosciute, ed è vero, competenza, capacità manageriale, equilibrio e conoscenza profonda del sistema sanitario. Qualità che oggi possono fare la differenza.

La storia di Antonio non è soltanto la storia di un ragazzo di 17 anni. È il racconto di una comunità che chiede di essere ascoltata. Di famiglie che non vogliono privilegi, ma servizi adeguati. Di cittadini che desiderano poter curarsi nella propria città senza essere costretti a partire.

Buon lavoro, dottore. Il Ruggi ha professionisti di valore. Salerno ha bisogno di fiducia. E molti sono convinti, io sono fra questi, che lei abbia le qualità giuste per restituirla.

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