Il confronto sulla nuova legge elettorale si conferma in salita. Mentre la maggioranza prosegue il lavoro sulla riforma, dalle opposizioni arrivano nuove chiusure che rendono sempre più difficile l’apertura di un tavolo condiviso sulle regole del gioco.
A ribadire la distanza è stata la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che ha escluso al momento qualsiasi percorso comune con il centrodestra.
«Non ci sono novità sulla legge elettorale, continuiamo a non vedere le condizioni per un dialogo con la destra», ha dichiarato nel corso di una conferenza stampa presso la sede nazionale del partito.
Ancora più dura la posizione del Movimento 5 Stelle. I componenti pentastellati della Commissione Affari Costituzionali della Camera hanno infatti respinto il nuovo impianto proposto dalla maggioranza, richiamando le criticità emerse durante le audizioni degli esperti.
Secondo il M5S, il testo allontanerebbe ulteriormente eletti ed elettori, aumentando la sfiducia dei cittadini verso le istituzioni. Nel mirino, in particolare, il premio di maggioranza e il meccanismo che porterebbe all’elezione di un consistente numero di parlamentari senza una reale possibilità di scelta da parte degli elettori.
La nuova fase di scontro riporta al centro del dibattito una questione che accompagna da oltre trent’anni la vita politica italiana: la difficoltà di individuare un sistema elettorale stabile, condiviso e duraturo.
Dall’introduzione del Mattarellum nel 1993, l’Italia ha conosciuto una continua successione di riforme: il Porcellum del 2005, l’Italicum mai realmente entrato a regime e infine il Rosatellum tuttora in vigore. Un percorso segnato anche da ripetuti interventi della Corte Costituzionale che hanno modificato o cancellato parti significative delle norme approvate dal Parlamento.
Proprio questa instabilità alimenta oggi le perplessità di quanti ritengono che una nuova riforma, soprattutto a ridosso della fine della legislatura, rischi di apparire come una soluzione costruita sulle convenienze del momento più che su una visione di lungo periodo.
Per diversi osservatori il nodo non riguarda soltanto il rapporto tra governabilità e rappresentanza, ma soprattutto la necessità di restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Un tema che attraversa trasversalmente il dibattito politico e che torna con forza nelle critiche rivolte ai sistemi fondati su liste bloccate e candidature decise dalle segreterie dei partiti.
In questo quadro, il rischio è che il confronto sulla legge elettorale finisca ancora una volta per consumarsi nello scontro tra maggioranza e opposizione, senza riuscire a produrre quelle regole condivise che molti ritengono indispensabili per garantire stabilità istituzionale e fiducia democratica.

