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15 Ottobre 2026

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Chi teme il dialogo preferisce la guerra

Il caso dell’incontro tra il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli e l’ambasciatore russo ha generato polemiche che appaiono, francamente, fuori misura. L’Italia, come l’Unione europea, non ha interrotto le relazioni diplomatiche con la Russia. Gli ambasciatori esistono proprio per questo: per mantenere aperti canali di comunicazione anche nei momenti più difficili.

In questo quadro, l’incontro non è un’anomalia ma l’esercizio normale della diplomazia. Se la politica rinuncia al dialogo, lascia inevitabilmente spazio ad altri linguaggi, primo fra tutti quello delle armi. Ed è paradossale che proprio mentre si invoca la pace qualcuno consideri scandaloso un contatto istituzionale.

La guerra in Ucraina dimostra ogni giorno quanto la logica militare non sia riuscita a produrre una soluzione. Dopo anni di conflitto, il risultato è un numero crescente di vittime, devastazioni e un equilibrio sempre più fragile sul piano internazionale.

Per questo ogni occasione utile a riaprire o rafforzare il dialogo dovrebbe essere accolta con favore, non trasformata in polemica. La diplomazia non è un premio da concedere agli amici, ma uno strumento indispensabile per gestire i conflitti.

Se davvero si vuole una prospettiva di pace, non ha senso scandalizzarsi per un incontro tra rappresentanti diplomatici. Al contrario, andrebbe apprezzato ogni tentativo di mantenere aperto il confronto e di cercare una via d’uscita che non sia affidata soltanto alle armi.

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