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7 Dicembre 2022

Chi siamo

“Presidente della Repubblica: ha perso la politica degli influencer. Ma siamo sicuri che sia un male?” 

di Donato D’Aiuto

Alla fine dopo tanto baccano e una settimana di nomi bruciati sarà ancora Sergio Mattarella.

Non sarà una donna “anche preparata” – per dirla alla Giuseppe Conte – il tredicesimo Presidente della Repubblica. Il nuovo Presidente sarà semplicemente quello vecchio.

Una scelta non scelta. Una scelta fatta sette anni fa da Matteo Renzi. Una scelta frutto della incapacità politica dei leader che avevano in mano il pallino del gioco e che sono stati delegittimati anche dai propri Grandi Elettori. Una scelta che porta alla luce spaccature forse insanabili nella coalizione di centro-destra (all’interno della quale l’unico ad aver mantenuto un certo equilibrio dopo l’iniziale autocandidatura è Silvio Berlusconi) e la pochezza dialettica di due politicanti che giocano a fare i leader come Salvini e Conte.

La realtà è tutta qui. E ne siamo, come al solito, complici.

Abbiamo permesso che la Politica si trasformasse in reality (basti pensare al tweet di ieri sera di Beppe Grillo che esultava per l’elezione della Belloni a Presidente della Repubblica. Tweet invecchiato malissimo).

Abbiamo permesso che negli anni i Politici diventassero degli influencer. Abbiamo permesso che i like diventassero più importanti dei voti.

Abbiamo lasciato che questa narrazione prendesse il sopravvento e abbiamo creduto che questo fosse il naturale corso delle cose nell’era dei social e di internet.

Il risultato è stato quello di aver creato una classe politica totalmente incapace di gestire uno Stato, ma pronta a dire “tutto e il contrario di tutto” sui social pur di preservare followers, seguaci e likes.

In una settimana da film horror ha perso la Politica.

E questo non per forza è un male.

Ci siamo resi conto (o meglio, se ne è reso conto chi ancora non lo aveva capito) che avere Politici preparati è cosa buona e giusta e che l’essere abili incantatori di folle non equivale all’essere buoni statisti.

Ci siamo resi conto che il centro-destra a trazione salviniana è da archiviare. Insieme al Papeete, ai rosari usati a casaccio e ai pieni poteri.

Ci siamo resi conto che Giuseppe Conte è leader solo di sé stesso e che a tratti è utile soltanto a far passare Luigi Di Maio come uno statista di livello interplanetario.

Ci siamo resi conto che l’incapacità (al dialogo, politica, gestionale) non produce risultati ma immobilismo.

E noi, soprattutto adesso, abbiamo necessità di un Paese che riprenda a correre. Quindi questa parentesi kafkiana della politica di casa nostra non dobbiamo dimenticarla; deve, invece, essere un monito da tenere bene a mente ogni giorno. Soprattutto quando torneremo alle urne.

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