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7 Luglio 2022

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Il Freddo dell’Inferno. Il libro di Sarah Elisabeth Burns

di Anna Adamo


La vita di Sarah Elisabeth Burns è divisa a metà. C’è un prima e un dopo che probabilmente l’ha cambiata per sempre.
“Ho iniziato a soffrire di anoressia nervosa a tredici anni. É veramente difficile -racconta con voce quasi rotta dall’emozione- capire cosa abbia scatenato il tutto, perché il disturbo alimentare è solo la punta dell’iceberg di problemi che hanno radici molto più profonde, di cui non si è neanche consapevoli. So, però, che sono sempre stata insicura, invidiosa delle altre persone, perché credevo avessero qualcosa in più di me, ciò mi ha portata ad essere alla costante ricerca di qualcosa di mio in cui poter eccellere”.
La terribile sensazione di sentirsi come se valesse meno di zero, unita all’unico costante desiderio, ossia quello di essere come tutti e l’ assurda consapevolezza di essere quella sbagliata in un mondo di persone apparentemente giuste, hanno fatto si che Sarah passasse dall’essere una ragazza con una vita che le sorrideva e un futuro promettente, all’essere una ragazza ossessionata da cibi sani,calorie e sport, a causa di un disturbo alimentare che l’ ha quasi strappata alla vita.
“Pensavo che la strada del mangiare sano, del fare esercizio fisico per tenersi in forma fosse quella giusta da seguire, perché ottenevo risultati e quindi ritenevo di essere brava in questo. Poi, il tutto è degenerato”.

Chi ha sofferto

Quelle della giovane scrittrice sono parole di chi ha sofferto, di chi è ancora segnata da quel “mostro”, così chiama l’anoressia, che le imponeva di correre per ore al freddo solo per potersi concedere un biscotto dopo cena, di fare le scale mentre sua nonna stava morendo in un letto d’ospedale, causandole un dolore ed una sofferenza senza paragoni.
“Mi sono resa fin da subito conto che la situazione avesse preso una brutta piega, ma non volevo ammetterlo a me stessa, perché lo vivevo come un fallimento”.
Nella vita di Sarah nulla andava per il verso giusto. Dolore, sofferenza, lacrime, consapevolezza di aver fallito in un’ attività che credeva potesse renderla finalmente come tutti, brava in qualcosa, fungevano da protagonisti. Ma, come spesso accade, è dai peggiori finali che nascono i migliori inizi.
E per Sarah l’aver fallito ha rappresentato una nuova occasione per riappropriarsi della vita che il disturbo alimentare le aveva portato via.
“Ho iniziato a venirne fuori quando mi sono resa conto che l’anoressia è incompatibile con la vita. Quando si è affetti da anoressia non si vive, si sopravvive. Si va avanti avvolti dalla solitudine, dalla stanchezza e dalla sofferenza. Si hanno sempre mille pensieri e la testa da un’altra parte. Tutto questo mi ha portata a capire che nessuno avrebbe potuto salvarmi, ma che se avessi voluto avrei dovuto salvarmi da sola”.
Venire fuori da una delle malattie mentali più invalidanti di sempre, perché ricordiamolo che l’anoressia non è altro che questo, imparare a volersi bene per davvero e non solo per accontentare gli altri, non è stata di certo una battaglia facile per una ragazzina di soli tredici anni quale era Sarah. Una battaglia che, nonostante siano ormai trascorsi anni, sta ancora combattendo.
“Ho ancora le mie difficoltà. L’anoressia è il mio tallone d’Achille. Sto sicuramente meglio rispetto a tanti anni fa, perché ho una vita, vado in università, ho amici e faccio quello che devo fare, però non posso mai abbassare la guardia e devo essere consapevole del fatto che non posso cedere alla tentazione di voler mangiare meno o di voler fare un po’ più di esercizio fisico, perché tutto ciò potrebbe essere deleterio”.
Purtroppo, la giovane scrittrice è ancora prigioniera di un passato che non passa, ma ora ha imparato a non far si che la malattia condizioni la sua vita. Ha imparato a convivere con la sofferenza, a trasformarla in qualcosa da condividere con gli altri per poterli aiutare.
Ebbene si, Sarah non tiene più tutto dentro, non si vergogna del suo passato, al punto da parlarne ne “Il Freddo dell’ Inferno”, il suo primo libro.
“Ho sempre cercato di tenere un diario, perché ritengo che scrivere sia terapeutico. Se non si ha nessuno con cui parlare si può sempre scrivere e si possono tirar fuori anche le cose più brutte. Più volte ho avuto modo di riflettere sul fatto che non sono l’unica persona al mondo a soffrire di questo disturbo alimentare, ragion per cui mi sono resa conto che probabilmente condividere la mia storia avrebbe potuto aiutare le persone che soffrono di disturbi alimentari a capire non siano sole e soprattutto non siano le uniche a soffrirne. Inoltre, ho voluto anche provare a sfatare pregiudizi e tabù secondo i quali il disturbo alimentare abbia a che fare con i capricci di chi non vuol mangiare, perché deve prestare attenzione alla linea. Ho cercato, attraverso questo libro, di far comprendere che in realtà i disturbi alimentari abbiano radici ben più profonde del non voler mangiare. Io, ad esempio, avevo paura di crescere e di affrontare la vita, quindi mi sono rinchiusa in questa sofferenza per sfuggire alla vita, alle insidie che mi si sarebbero potute presentare nel corso degli anni. L’ ho fatto per fermare lo scorrere del tempo. In realtà, però, non stavo facendo altro che accelerare il processo verso la morte, perché, che piaccia o no, è esattamente lì che conducono malattie di questo tipo”.
“Il Freddo dell’Inferno” è molto più di un libro. É un viaggio fatto di cadute, lacrime, sofferenza e gioia. É la storia di chi è caduta e si è rialzata più volte. É la storia di una bambina che donna lo è diventata proprio grazie alla sofferenza di cui è stata protagonista.
Una sofferenza capace di farle capire che aggrapparsi alla paura è la cosa più sbagliata che si possa fare nella vita, perché, il più delle volte, tutto ciò di cui abbiamo bisogno, è proprio lì, dall’altra parte della paura.

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