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7 Luglio 2022

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Escludere gli atleti russi dalle competizioni sportive è un errore. Non hanno colpe 

di Anna Adamo


Non esistono parole per giustificare una guerra come quella tra Russia e Ucraina. E non esistono neanche parole che possano giustificare chi ha fatto si che quest’ultima scoppiasse.
E no, dire che dietro ci siano ragioni dovute alla sete di potere non basta, non vale come giustificazione, perché, del resto, non lo è.
Ben vengano il potere, le ambizioni dei singoli, sono legittime. Ciò che non va bene, è il fatto che a causa di queste ultime un popolo debba avere la peggio e pagare con la vita o rinunciare ai propri sogni per colpe che non ha.
È vero, la Russia è colpevole di quello che sta accadendo in Ucraina.
Ma, sono colpevoli i potenti russi, non il popolo.
Il popolo la guerra la ripudia, sta invocando pace, sta sperando che tutto possa finire da un momento all’altro.
Perché, non ne può più. Non ne può più di vedere vittime innocenti. Non ne può più di vivere in un clima di terrore.
Non ne può più di vedere i propri atleti privati della possibilità di gareggiare.
Si, perché quello di escluderli dalle competizioni, gli atleti russi, non è altro che un madornale errore di cui non meritano di essere vittime.
Ebbene si, è un errore, perché non sono stati loro a far scoppiare una guerra.
Perché, se fosse dipeso da loro la guerra non sarebbe mai scoppiata.
Loro sono sportivi. E lo sport, si sa, la guerra non la vuole.
Essere solidali con gli altri è uno dei punti cardine dello sport, un valore che non può essere tradito. A quegli atleti interessava solo vincere le competizioni sportive,non uccidere gli ucraini.
É giusto che venga punito chi abbia deciso di iniziare questa guerra, ma è altrettanto giusto non fare di tutta un’erba un fascio.
É giusto dividere il popolo russo dai potenti e permettere a quest’ultimo di vivere serenamente, consentendo loro di fare ciò che hanno sempre fatto.
Privare gli atleti della possibilità di gareggiare non determinerà la fine della guerra, ma farà semplicemente si che persone che si sono sacrificati per tanti anni in nome dello sport con la speranza di realizzare un sogno non potranno più realizzarlo.
E questa, si, è un’ingiustizia terribile di cui nessuno dovrebbe essere protagonista, proprio come lo è questa guerra che non ha vincitori e neanche vinti, ma solo colpevoli nei confronti di due popoli che, non bisogna dimenticare, non abbiano alcuna colpa.

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