di GHINO DI TACCO
A poche ore dalle urne, a Salerno è già tempo di bilanci. Perché al di là del risultato finale, ogni campagna elettorale racconta chi ha convinto, chi ha deluso e chi è rimasto ai margini. Strategie, comunicazione, alleanze e presenza sul territorio: ecco promossi e bocciati della corsa elettorale salernitana.
Vincenzo De Luca — voto 9
Ha giocato da favorito e non ha sbagliato una mossa. Seguendo la regola non scritta di chi è avanti nei sondaggi, ha evitato confronti diretti e ha imposto il proprio ritmo alla campagna. Più che amministrazione, ha venduto una visione: il sogno di una nuova Salerno, puntando su continuità, opere e identità cittadina. Strategia lucida, senza sbavature.
Franco Massimo Lanocita — voto 6
Era partito da un pesante 2, ma nel finale è riuscito a recuperare terreno. Campagna in crescita, soprattutto nelle ultime settimane, quando ha trovato tono e presenza. Resta però una candidatura che non ha mai davvero acceso entusiasmo. Sufficienza raggiunta, ma senza slanci.
Armando Zambrano — voto 4
Ha sbagliato quasi tutto. La giravolta di Forza Italia avrebbe dovuto spingerlo a fermarsi e ripensare la corsa. Invece ha tirato dritto, senza riuscire mai a costruire una narrazione efficace. Comunicazione assente, messaggi deboli, strategia confusa. Una campagna che non ha lasciato traccia.
Gherardo Marenghi — voto 5
Nel caos della sua coalizione ha provato a tenere una linea seria e misurata. Mai sopra le righe, mai offensivo. Ma è rimasto troppo spesso solo. Dai partiti è arrivato poco o nulla e, paradossalmente, quel poco ha finito per penalizzarlo più che aiutarlo. Campagna dignitosa, ma senza forza politica alle spalle.
Gli altri — non pervenuti
Presenze marginali, candidature invisibili, campagne senza impatto. In una competizione polarizzata, gli altri sono rimasti sullo sfondo, incapaci di incidere nel dibattito pubblico o di ritagliarsi uno spazio reale.
Per le liste: eccellenze, sorprese e grandi delusioni
Se la corsa dei candidati sindaco ha segnato il ritmo della campagna elettorale, è nelle liste che si misura davvero il radicamento politico, la capacità organizzativa e il rapporto con il territorio. Tra vecchie certezze, giovani emergenti, amministratori esperti e candidature costruite più sui simboli che sui contenuti, questa campagna salernitana ha restituito un quadro molto chiaro: c’è chi ha lasciato il segno e chi invece è rimasto intrappolato nella propaganda o nell’anonimato.
Alcune candidature hanno rappresentato autentiche eccellenze politiche, altre si sono distinte per stile, coerenza o capacità comunicativa. Non sono mancate però le delusioni, soprattutto tra chi aveva ambizioni importanti ma non è riuscito a costruire una presenza credibile.
Progressisti: esperienza e autenticità
Tra i più promossi c’è sicuramente Nino Savastano, candidato nei Progressisti.
Promosso senza esitazioni. Dopo anni complicati, vissuti spesso ai margini della scena politica e senza potersi godere fino in fondo l’esperienza regionale, è tornato con intelligenza e concretezza. Conosce la macchina amministrativa, sa come si costruisce consenso e soprattutto ha dimostrato di avere ancora un forte radicamento nei quartieri e nella città reale.
Promossa anche Alessandra Francese.
Una delle sorprese più autentiche della campagna. Mentre molti hanno scelto pose e costruzioni artificiali, lei ha tenuto i piedi per terra. Leale, sincera, diretta. Ha raccontato senza filtri le proprie fragilità, i propri obiettivi, persino i propri limiti, ammettendo di non avere grandi titoli accademici. Ma alla politica spesso serve molto altro: intuito, sensibilità, determinazione. E Alessandra Francese ha dimostrato di possederli. Con questa forza caratteriale potrà crescere ancora molto.
Avanti: gli uscenti convincono
Nella lista Avanti promozione piena per tutti gli uscenti, capaci di portare avanti una campagna ordinata, coerente e ben organizzata sul territorio.
Tra questi spicca, perchè alla prima esperienza, Simona Calzaretti.
Giovane, preparata, sempre presente. Ha lavorato con serietà e spirito di squadra, senza personalismi inutili. Una candidatura costruita sul lavoro quotidiano e sulla credibilità.
Salerno per i Giovani: idee e organizzazione
In Salerno per i Giovani promosso Gigi Pacifico.
Ha saputo regalare entusiasmo e persino sogni in una campagna spesso grigia e prevedibile. Ha intuito i tempi giusti della comunicazione, riuscendo a parlare soprattutto ai più giovani con leggerezza ma senza superficialità.
Promosso anche Marco Mazzeo.
Lo merita perché conosce la macchina politica e amministrativa, sa muoversi nei contesti complessi e ha affrontato la campagna con metodo e disciplina. Una figura concreta, più sostanza che slogan.
Bocciato invece Horace Di Carlo.
Campagna anonima, quasi invisibile. Poche presenze, poche idee, nessuna capacità di incidere davvero nel dibattito cittadino. In una lista che puntava sull’energia e sul protagonismo giovanile, è rimasto ai margini.
Cristiano Democratici: premiata la coerenza
Promossa Barbara Figliolia nei Cristiano Democratici.
Ha scelto la strada più difficile: quella della coerenza. Nessuna aggressività, nessun eccesso, ma stile e compostezza. In una campagna spesso urlata, il suo profilo moderato e serio è apparso distintivo.
Forza Italia: giovani e temi
Tra i migliori di Forza Italia c’è Luca Esposito.
Promosso. Ha saputo mobilitare giovani ed entusiasmo senza mai cadere sopra le righe. Toni corretti, presenza costante, capacità di stare in mezzo alla gente senza forzature. Una delle campagne più pulite del centrodestra.
Promosso anche Gerardo Postiglione.
Ha costruito una campagna seria, fondata sui temi e non soltanto sugli slogan. Ha parlato di contenuti, amministrazione e prospettive. Potrebbe essere una delle vere sorprese di questa tornata elettorale.
Le bocciature: populismo e inconsistenza
Tra i bocciati spicca Dante Santoro, in Prima Salerno.
Una campagna troppo spesso schiacciata sulla demagogia e sul populismo. A tratti irritante, in altri persino involontariamente simpatica, ma raramente credibile. La scelta di nascondersi dietro simboli e nomi diversi, quasi a prendere le distanze dalla Lega, ha dato l’impressione di una candidatura poco coraggiosa e politicamente ambigua.
Bocciato anche Alberto Di Lorenzo del Movimento Cinque Stelle.
Non ne ha indovinata una. Comunicazione confusa, scelte mai spiegate davvero, assenza di una linea riconoscibile. In una fase in cui il Movimento avrebbe avuto bisogno di chiarezza e identità, la sua campagna è sembrata smarrita dall’inizio alla fine.

