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29 Novembre 2022

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Il Psi di Maraio archivi l’idea del Pd ed apra la stagione del socialismo liberale. Oltre gli schemi 

Il Psi di Enzo Maraio è fuori dal Parlamento. Enzo, più di tutti, meritava di essere eletto perché, in questi anni, è stato protagonista di un lavoro straordinario. Con generosità ha girato l’Italia in lungo e largo. Ha rimesso, ed è il merito più grande, il garofano nel simbolo. 

Non è bastato. Ora è il tempo per la comunità del Psi di pensare il futuro. Servirà coraggio, Enzo ne ha avuto tanto e dovrà continuare, ed una chiara inversione di rotta. La via è quella del socialismo liberale. Riformista, anticomunista. Moderno. 

L’abbraccio con il Partito Democratico, al netto della sfortuna e della imprevedibilità di alcune circostanze, non ha aiutato. Non è quella la strada per i socialisti italiani. Non lo suggerisce la tattica, non lo consiglia la storia, non è idea che entusiasma.

Il Psi ha, ora, il dovere di alzare l’asticella della riflessione. Ora, lontani gli appuntamenti con le urne, il percorso da intraprendere non deve tenere conto delle alleanze elettorali, delle opportunità più facili da cogliere. E ‘il tempo di navigare in mare aperto, di pensare politica, di essere pronti ad una traversata lunga. E’il tempo di sfidare la storia.

Il Nazareno si avvia alla stagione congressuale non per leggere la società e costruire il riformismo ma per rispondere ad una sconfitta. Per arginare i malumori

Molti subiranno le sirene del congresso del Pd. Un errore. Il Nazareno si avvia alla stagione congressuale non per leggere la società e costruire il riformismo ma per rispondere ad una sconfitta. Per arginare i malumori. Non c’è, nel gruppo dirigente, una svolta sulla via del socialismo liberale e riformista. C’è la rincorsa alla sinistra più vecchia, quella di Articolo 1 e della ‘superata’ Ditta, c’è la voglia di parlare all’ambientalismo più intransigente e conservatore dei Verdi italiani, c’è l’occhiolino ai pentastellati. C’è, e basta leggere D’Alema, la tentazione di ripartire dai Togliatti e dai Berlinguer. 

Insomma il congresso proverà ad unire debolezze, immaginerà una banale operazione di marketing sul nome, non reciderà radici. 

Nulla di paragonabile ai dibattiti sul socialismo europeo, nulla di paragonabile alla ‘Terza Via’ di Tony Blair, nulla di paragonabile alla stagione dei ‘meriti e dei bisogni’, nulla di paragonabile alla spinta che Bettino Craxi seppe dare al Psi quando mando’ in soffitta Marx e lanciò il ‘Vangelo Socialista’.

Cosa fare allora? Ripartire dalla storia. Non per esserne prigionieri ma per trarre utili consigli. Per fare quello che già si e’ fatto.

Quando Craxi ereditò, correva l’anno 1976, il Psi al minimo storico, non immaginò la rimonta a sinistra

Quando Craxi ereditò, correva l’anno 1976, il Psi al minimo storico, non immaginò la rimonta a sinistra. Neanche per un attimo diede credito al mantra di De Martino che diceva ‘mai più al governo senza i cugini’ ed alludeva alla intesa con il Pci. 

Craxi non parlò al Pci, ripeteva “non sta a sinistra, sta nell’Est”. Il leader socialista eliminò la falce ed il martello dal simbolo, aprì una linea di credito con la Chiesa, sfondò al centro, recuperò l’idea del tricolore, dell’orgoglio nazionale. Smonto’ gli schermi. Il socialismo tricolore ed ancore le idee della Riforma Istituzionale in chiave presidenziale lo facevano rappresentare dai detrattori con gli stivali del Duce. Le idea di libertà non divenne mai debolezza, fu interprete della linea dure sulle droghe, sfidò, ed era una bestemmia a sinistra, i luoghi comuni dei sindacati. Il Psi di Craxi parlava ai lavoratori ed alle imprese, ripartì dai liberi professionisti, dalla valorizzazione del Made in Italy. Fu atlantista convinto ma mai supino. Ridisegno’ gli equilibri internazionali. Insomma una rivoluzione. Ruppe tutti gli schemi. Il partito raggiunse, in quegli anni, il suo massimo storico.

E’ da lì che bisogna ripatire. Oggi è il tempo, e tocca a Maraio, della rivoluzione. 

Bisogna declinare il linguaggio, nuovo, del socialismo liberale. Essere pronti, in questa direzione, anche ad un cambio del nome. I socialisti, quelli allergici ai pregiudizi, non devono sbraitare sul rischio fascismo. Una coglionata. Hanno il dovere di sfidare il centrodestra sulla riforma presidenziale ed ancora sulla riforma della giustizia.  

E’il tempo della tutala dei nuovi lavori, di andare oltre le posizioni conservatrici dei sindacati, di parlare alle imprese e di schierarsi con chi immagina la più imponente e coraggiosa riduzione del cuneo fiscale. E’il tempo di archiviare la sinistra più vecchia, di spiegare al Pd che l’ambientalismo è quello dei Si e che e ‘icompatibile con quello dei Verdi, che senza una riforma organica della Giustizia non c’è futuro, che è il tempo di mettere mano alla Costituzione. Non si possono scrivere nuove pagine di civiltà guardando a Conte.

Parta una nuova stagione del socialismo liberale. Contro i vecchi schemi, oltre i pregiudizi. 

Parta parlando alla società, con il coraggio delle Grandi Riforme. Parta nella traiettoria che indicò Bettino Craxi. In mare aperto…

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