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31 Gennaio 2023

Chi siamo

I benefici di una società aperta

di Karl Popper

Per anni, per troppi anni, ci siamo confrontati politicamente dichiarandoci di destra o di sinistra; per anni, abbiamo creduto che la politica fosse, e fosse solo, una lotta di classe permanente in cui chi deteneva il capitale godeva della sua fortuna a discapito dei proletari che, per riemergere dalle loro paludi, avrebbero dovuto dare vita ad una rivoluzione.

Lo hanno detto e scritto in molti.

Però, la vita va avanti, le cose cambiano e noi analisti politici, se vogliamo continuare ad essere utili alla collettività, dobbiamo rigenerarci, spogliarci delle nostre certezze, dubitare delle nostre conquiste intellettuali.

Continuare a pensare.

E se continuiamo ad analizzare l’attualità non possiamo che distinguere due parti, due fazioni contrapposte che lottano per il potere: chi è fautore di una società aperta contro chi è fautore di una società chiusa.

Io, lo dico chiaramente e senza equivoci, sono fautore di una società aperta.

Che non è tutta rose e fiori, dico anche questo; che non è priva di inconvenienti e di problemi ma è un po’ come la democrazia per Churchill “la peggiore forma di governo all’infuori di tutte le altre”.

Paradossalmente, la più efficace definizione di società aperta l’ha fornita Xi jinping, non certo uno che l’ha messa in pratica. Xi ha detto che “la società chiusa è una stanza buia che tiene fuori il vento e la pioggia ma anche il sole!”.

È vero: tiene fuori il vento e la pioggia – la competizione globale, le delocalizzazioni, la miscellanea culturale (per chi la ritiene una minaccia), la fine di un mondo provinciale che a tanti piaceva – ma tiene fuori anche il sole, cioè quell’universalismo, quella tolleranza e quel rispetto dei diritti umani che, da soli, rappresentano un passo avanti per civiltà.

Dovete essere coraggiosi. Dobbiamo essere coraggiosi perché dinanzi abbiamo innanzi a noi sfide ineludibili: il clima, il digitale, la parità di genere, le migrazioni, il mercato mondiale, che possiamo affrontare solo tutti insieme, aprendoci al dialogo e non arroccandoci su posizioni tanto semplici, quanto inconcludenti.

Alla politica italiana, che è storicamente un laboratorio di idee follemente creative o creativamente folli, voglio dire una cosa nella maniera più chiara possibile: il teatrino che volevate archiviare trent’anni fa vive e lotta insieme a voi, anzi, è stato elevato a potenza con la creazione di due coalizioni – quella di pseudo-centrodestra e quella di pseudo-centrosinistra – che non hanno coerenza, non hanno visione, non hanno progettualità.

Saragat, tanti anni fa, diceva ai suoi amici socialisti: “i democratici con i democratici e i comunisti con i comunisti”.

Io lo dico a voi: isolate i populisti, non mangiate con loro; isolate i populisti, non alimentate la loro follia distruttiva; isolate i populisti, non vi alleate con loro.

Abbiate il coraggio di parlare chiaramente ai vostri elettori. Spiegategli che non c’è nulla che accomuna popolari e sovranisti e nulla che accomuna socialdemocratici e grillini.

Nulla.

Non siate vili, non siate codardi. Perché la politica giustifica tutto, giustifica l’incoerenza, il cinismo, l’irruenza. Non la codardia. Non la viltà.

Guardate alla luna e non al vostro dito, diversamente, presto o tardi, finirà per accecarvi.

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