Una vicenda che lascia l’amaro in bocca: la politica travolta prima del voto, poi assolta dai fatti
Veronica Biondo è stata massacrata mediaticamente. Una gogna pubblica che ha travolto la sua immagine e la sua credibilità, proprio nel momento più delicato della sua carriera politica. L’inchiesta che la coinvolse insieme al sindaco Andrea Pirozzi esplose a ridosso della presentazione delle liste, trasformandosi in un uragano giudiziario e mediatico che ne ha inevitabilmente penalizzato l’attività e le prospettive. Era in campo con Forza Italia.
A distanza di settimane, però, il Riesame ha ribaltato tutto: nessun patto con i clan, nessuna prova di rapporti o accordi illeciti. Ma il danno ormai è fatto. Un’azione della magistratura giunta in un momento cruciale, che ha inciso in modo profondo sulla vita politica e personale di una persona oggi riconosciuta innocente.
Il garantismo non può essere calpestato. La giustizia deve fare il suo corso, ma non può ignorare le conseguenze dei tempi e dei modi delle proprie azioni. Quando un’iniziativa giudiziaria arriva alla vigilia di una campagna elettorale, il rischio di condizionare la democrazia e l’opinione pubblica è altissimo.
Serve una riflessione seria, perché certe ferite, anche quando la verità emerge, lasciano segni che nessuna sentenza può cancellare.


