C’è un’Italia che si scandalizza se un politico, dopo un comizio o un convegno, si concede un ballo. È la stessa Italia, per fortuna minoritaria, che oggi punta il dito contro Antonio Tajani, “colpevole” di aver danzato sulle note di Battisti a una festa di Forza Italia a Telese. Scene innocue, leggere, che dovrebbero strappare un sorriso. E invece — come sempre — ecco arrivare la schiera dei bacchettoni, pronti a trasformare un momento di leggerezza in un caso nazionale.
Ma c’è un paradosso che non può sfuggire: molti di questi moralisti di giornata sono gli stessi che, negli anni ’80 e ’90, mettevano in croce Gianni De Michelis per i suoi balli scatenati in discoteca. De Michelis, politico colto e raffinato, ministro di peso, autore persino di una guida alle discoteche italiane, veniva ridotto a macchietta da chi non riusciva a perdonargli il fatto più “scandaloso”: divertirsi.
Il problema, allora come oggi, non è il ballo. È l’ipocrisia. Chi invoca la seriosità assoluta della politica dimentica che la serietà si misura nelle decisioni di governo, nei dossier portati a casa, nella concretezza dei risultati, non certo nell’immobilità plastica da statua di sale.
E forse il fastidio nasce da qualcos’altro: vedere un politico sorridere, ballare, vivere un momento umano rompe l’immagine di austerità con cui molti preferiscono rinchiudere la politica. In realtà, è più rassicurante per i bacchettoni criticare un passo di danza che discutere di bilanci, riforme, politica estera. Perché il ballo è facile da ridicolizzare, mentre i contenuti costringono ad alzare il livello.
De Michelis ballava, e intanto trattava dossier complessi sulla scena internazionale. Tajani balla, e intanto guida la Farnesina, rappresenta l’Italia in Europa, porta avanti il suo partito. È troppo chiedere che lo si giudichi per questo, invece che per un passo di swing fuori tempo?
Il vero bigottismo non è quello religioso, ma quello civico: credere che la politica debba essere un funerale permanente, e che chi governa debba rinunciare a ogni gesto di leggerezza. E allora, ben vengano i politici che ballano: ci ricordano che dietro le istituzioni ci sono persone in carne e ossa.
Perché chi balla non perde autorevolezza. A perderla, semmai, sono quelli che restano fermi, immobili, incapaci di distinguere tra un valzer e una legge finanziaria.


