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31 Gennaio 2023

Chi siamo

Alla ricerca della libertà e vi spiego dopo oltre cento anni cosa è…

Di Benjamin Constant


Nel 1819 declamai il famoso discorso, che titolai “La libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni”, in cui facevo notare al mio connazionale Giangiacomo Rousseau – io di Losanna, lui di Ginevra – che aveva capito poco di quello che era l’andazzo popolare.
Parlava di volontà generale, di partecipazione, di Contratto sociale mentre la gente voleva essere solo lasciata in pace dopo tre secoli di assolutismo monarchico.
Provai a dirgli – non poteva ascoltarmi perché era morto, peccato! – che dopo la Rivoluzione, il popolo rivendicava non una libertà positiva – essere libero di… – ma una libertà negativa, essere libero da: dal governo, dallo Stato, dall’oppressione, dall’omologazione, dalle imposizioni.

Lo Stato liberale ottocentesco è stato questo: porre il diritto sopra ogni cosa, tutelare le libertà e i diritti personali, separare i poteri politici per imbrigliarli ed evitare l’affermazione dell’arbitrio e, di pari passo, rafforzare lo stato nel suo ruolo di apparato burocratico gestore di servizi.
Mancava solo la democrazia ma quella, all’epoca, non godeva di grande fama.
Volevo dirgli che essere cittadino attivo era essenziale ma che la vita vera si sarebbe sviluppata, da quel momento in poi, dentro le mura delle case e delle botteghe, non nelle piazze, ribaltando un dogma che aveva qualche millennio.

Non ho mai creduto, però, che la libertà, anche quella negativa di cui ero tanto cantore, dovesse tramutarsi in arbitrio; non ho mai creduto che essere liberi da potesse equivalere a “essere liberi da qualsiasi cosa”.
La vera libertà è quella che ha dei limiti.

È per questo che, ascoltando distrattamente le vostre perplessità sul green pass, non posso che rimanere stupito: ho sentito parlare di dittatura sanitaria, di gravi lesioni di diritti costituzionalmente garantiti, di stato totalitario.
Siete degli sciocchi.
Io posso dirvelo perché sono morto da centonovant’anni e non ho certo paura dei vostri insulti.
Siete degli sciocchi.
Non si applicano i diritti costituzionalmente garantiti alle persone che riposano nel mogano, non c’è libertà alcuna per il cenere muto. Lì è finita, definitivamente.

Ho riflettuto molto sulla possibilità di proseguire la mia opera: dopo “La libertà degli antichi paragonata a quella dei moderni”, “La libertà dei moderni paragonata a quella dei miei posteri”. Penso che lascerò perdere.
Dovrei raccontare che il mondo, invece di andare avanti, è regredito.
E mi dispiacerebbe.

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