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4 Febbraio 2023

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Costruire un’ offerta politica non fa rima con grillini

di Antonluca Cuoco 

Le prossime tornate elettorali amministrative saranno un momento importante, in primis per chi sta dedicando tempo ed energie a raccogliere uomini e donne determinati a rappresentare vasti pezzi di comunità senza rappresentanza e spesso delusi e chiusi nel disinteresse politico e civico. 

Il voto del prossimo autunno, nelle città italiane, può essere interpretato come una cartina di tornasole sia sulla capacità di costruire nuova offerta politica che sulla credibilità della stessa. Ciò diventa, inevitabilmente, motivo di incontri (e scontri) tra gli attori in campo che spesso appaiono un po’ confusi sulle strategie da adottare e sulla visione da offrire ai potenziali elettori.

Viviamo tempi di pandemia e crisi: ciò non va dimenticato e tale scenario drammatico ha condizionato l’assetto del governo di unità nazionale con Mario Draghi chiamato a salvare un Paese in bancarotta che davanti all’abisso mancava (e manca) troppo spesso di classe dirigente autorevole e competente in grado di portare fuori dalla crisi – che era già economica ed ora è pandemica – la nostra penisola.

Crisi e competenza sono due parole che animano il dibattito pubblico ma il paradigma delle ‘c’ andrebbe completato col coraggio: il coraggio delle scelte riformatrici di un sistema che non regge più, così come a livello nazionale anche a livello locale. Assetti apparentemente consolidati negli anni mostrano crepe nella incapacità di favorire nuovi momenti di crescita e slancio per i territori, in particolare al sud, con aree in difficoltà cronica. Ma ci sono davanti anche le opportunità del Piano di ripresa e resilienza europeo; un piano da poter cogliere o sprecare.

Ecco che la partita delle amministrative diventa un momento per mettere al centro il valore della competenza, della professionalità e delle capacità mostrate sul campo, da coniugare con la consapevolezza che a problemi complessi non ci sono soluzioni facili ed immediate e che il percorso è duro e segnato da sacrifici. E da visione di medio lungo termine.

Tutto ciò, queste consapevolezze ed ambizioni politiche a rappresentare pezzi di società italiana senza voce avranno anche nel prossimo autunno una occasione per manifestarsi e mostrare la loro solidità e credibilità. Per essere attraenti e competitive, le liste che nelle nostre città chiederanno legittimamente un voto, passeranno dai volti e dalle storie delle persone che ci metteranno la faccia. 

Il valore della reputazione, mai come in questo 2021 di pandemia, è il valore aggiunto che può fare la differenza. Ma la differenza si può fare anche al ribasso, continuando a sdoganare paradigmi demagogici, accreditando personalità discutibili quale nuova classe politica, rimandando ancora l’esame di autorevolezza della rappresentanza. Ciò sembra apparire nelle operazioni politiche in cui gli attuali leader di partito cercano la scorciatoia del patto di piccolo cabotaggio: lo si vede a Napoli con la conferma dell’accordo Letta-Conte e si rischia anche a Salerno, dove una lista che ambisce ad essere fuori dagli schieramenti storici, stringe patti col grillismo locale, allontanando fasce di potenziale elettorato interessato al paradigma del tre ‘c’: competenza, credibilità, coraggio.

Se si vuole costruire una offerta politica rinnovata, credibile e capace di affrontare gli anni del dopoguerra pandemico è alquanto discutibile pensare di poterlo fare in modo efficace continuando ad accreditare espressioni di politica demagogica, parte del problema in cui siamo e non della soluzione.

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