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4 Febbraio 2023

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“Scrivo da quando ero bambino. La scrittura è la mia terapia”. Parla Samuel Montegrande

di Anna Adamo

Samuel nasce a Catania, ma vive tra Firenze e Roma.

Ha sempre avuto un grande senso critico, in ogni occasione ha sempre detto la sua. Ed è grazie a questo suo modo di essere che è diventato opinionista in diversi programmi televisivi Mediaset, ruolo che ha fatto sì diventasse molto seguito sui social network.

Ma, Samuel non è solo un opinionista televisivo. La sua vera passione è la scrittura che, come lui stesso spiega, lo accompagna fin dalla più tenera età e lo ha portato, a soli 27 anni, a scrivere due romanzi amati dai giovanissimi: “ Non sarò più solo” e “Salvami (Dieci giorni a Natale)”.

Insieme a lui abbiamo parlato della sua passione per la scrittura, di televisione e dei suoi romanzi.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

Quella per la scrittura è una passione che mi accompagna da sempre. Credo sia nata con me.

Da bambino ero l’ unico della classe che provava a scrivere mini romanzi. Ricordo che avevo diari sempre pieni di frasi, appunti, storie inventate al momento. Non ricordo un attimo della mia vita in cui non abbia scritto. Crescendo, ovviamente, ho perfezionato il mio modo di scrivere e ho dato vita ai miei due romanzi.

Sei opinionista in diversi programmi televisivi. Ritieni ci siano analogie tra il mondo della televisione e il mondo della scrittura? A quale dei due mondi senti di appartenere maggiormente e per quale motivo?

Sono due mondi molto diversi tra loro. La televisione conferisce la possibilità di farsi conoscere al grande pubblico e di lanciare bei messaggi, ma bisogna essere bravi a farlo. Bisogna ben capire come impostare ciò che si intende dire, in modo da riuscire ad esprimersi al meglio in tempi molto stretti. Nel mio piccolo, ho sempre cercato di lanciare bei messaggi parlando di bullismo, violenza di genere, poiché sono figlio di genitori separati ho parlato della mia esperienza di figlio di genitori separati. Ho parlato di temi che appartengono a tutti, di situazioni in cui tutti possono, in qualche modo, ritrovarsi. Ogni programma è diverso da un altro e quello che conta è ciò che una persona cerca di trasmettere nel momento in cui è invitato a partecipare.

Sento di appartenere maggiormente al mondo della scrittura e della lettura. Amo leggere e se potessi trascorrerei ore a leggere libri e giornali. Trovo che la scrittura sia qualcosa di molto più intimo rispetto alla televisione e mi conferisca la possibilità di donare agli altri una parte di me. L’ analogia tra televisione e scrittura consiste nel saper trasmettere a chi ci segue ciò che si intende dire nel modo migliore possibile.

Non sarò più solo” è il tuo primo romanzo. Di cosa parla e come nasce l’ idea di scriverlo?

Racconta la storia di un ragazzo che improvvisamente perde tutto. Suo padre viene a mancare e la sua più grande storia d’amore finisce. Un giorno, però, riceve una lettera sconvolgente, la quale mette in discussione tutto ciò che ha vissuto fino a quel momento. È un ragazzo che affronta il dolore, ma anche il coraggio di trasformare questo dolore in qualcosa di positivo. La storia narrata in questo libro è tratta da una storia vera.

Un giorno ero in treno, un ragazzo che mi seguiva in televisione mi ha riconosciuto e ha iniziato a parlarmi, ad aprirsi con me, raccontandomi la sua storia. Il suo racconto mi ha profondamente coinvolto e mi ha ispirato.

“Non sarò più solo” può definirsi un intreccio tra la sua storia e la mia.

Ti saresti mai aspettato un successo così grande?

Sinceramente no. Anzi, ero molto impaurito da probabili pregiudizi che le persone avrebbero potuto nutrire nei miei confronti visto il mio ruolo da opinionista. Invece, ho avuto un riscontro molto positivo, anche da parte di persone che mai avrei pensato mi apprezzassero.

Che rapporto hai con le persone che ti seguono? Cosa ti dicono quando ti incontrano? C’è qualcosa che ti è stato detto e ti è rimasto nel cuore?

Assolutamente si. Durante uno dei primi firmacopie, una ragazza mi si è avvicinata, mi ha stretto la mano piangendo e mi ha detto di essere venuta fuori da una situazione terribile dopo aver letto il mio libro. Dopo i suoi infiniti ringraziamenti ho capito che ne valesse la pena di continuare a scrivere.

In generale, attraverso i ringraziamenti che ognuno mi rivolge, capisco di aver aiutato qualcuno e questo mi rende davvero felice.

Salvami (Dieci giorni a Natale)” è il tuo secondo romanzo. Di cosa parla? Cosa ti ha spinto a scriverlo?

“Salvami” nasce dall’ esigenza di scrivere un romanzo che avrei sempre voluto leggere.

La protagonista è una madre che improvvisamente si ritrova, insieme al figlio, a vivere una situazione incredibile.

Riceve una telefonata inquietante che mescola le carte della sua vita e di quella del figlio, ritrovandosi così a vivere una situazione alla quale non era assolutamente preparata. Si tratta di una madre tanto meravigliosa quanto imperfetta. Ne mosto anche i difetti, non l’ho descritta come se fosse la donna perfetta. È una madre coraggiosa, che non ha paura di dire quello che pensa e non ha paura di arrivare alla verità, a ciò che l’ ha fatta ritrovare in quella situazione.

Quando ho pensato a questa madre come protagonista del romanzo, mi sono ispirato a Piera Maggio, la mamma di Denise Pipitone, che per me rappresenta la mamma esempio.

Come è cambiato il tuo modo di scrivere con il passare del tempo?

Il dolore mi ha aiutato a raggiungere una maturità diversa. Ho avuto una crescita interiore. È come se avessi imparato a vivere attraverso il dolore e a trarre da quest’ultimo tutto ciò che di positivo può venire fuori. Quindi, ora il mio è un modo di scrivere che presenta maggiore maturità e consapevolezza.

Se avessi la possibilità di tornare indietro nel tempo, cosa diresti al Samuel bambino?

Per prima cosa lo abbraccerei, perché credo che il Samuel bambino avesse bisogno di tanti abbracci. Gli direi di stare tranquillo, di non avere costantemente il broncio, ma sorridere di più. Gli direi che sono un bravo bambino, non faccio del male a nessuno, quindi merito di vivere felice.

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