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27 Gennaio 2023

Chi siamo

‘Liberi fino alla fine’, è dovere non richiesta banale

di Giorgia Popolo

Negli anni il dibattito sull’eutanasia e sull’apertura del nostro Paese nei confronti di questa pratica ha visto la formazione di due fronti contrapposti: da un lato la folta e definita schiera di chi ne auspica la legalizzazione; dall’altro invece vi è chi, con le sue tesi più o meno fondate, rifiuta ogni tipo di dialogo circa un argomento così spinoso e certamente controverso.

Eppure, malgrado la presenza di chi ne è contro a priori, la pratica del suicidio assistito sembra essere sempre più cara agli italiani, se ne sente l’esigenza e se ne parla con la stessa fermezza con cui si reclama un diritto fondamentale, come il diritto alla vita o a quello della libertà in ogni sua sfaccettatura. Icone in questo ambito, come quella di Marco Cappato, ci dicono esattamente questo attraverso la propria storia.

Perché, in fondo, anche quello di morire è un diritto fondamentale dell’uomo. L’autodeterminazione consiste anche in questo: riconoscere le proprie condizioni fisiche e decidere che basta così. Prendo in mano la mia vita e scelgo di farne quello che voglio, in maniera legittima e senza che mi si possa venire a dire che sto sbagliando.

Fino a che punto è lecito lasciare che siano altri a decidere per il mio destino? Quanto è giusto, in critiche condizioni di salute, come ci racconta il fantomatico caso di Dj Fabo, prendere possesso delle redini della propria vita e percorrere una strada alternativa, al di fuori dei confini tracciati dal proprio paese? È giusto, e non sarebbe realistico affermare il contrario. Ogni scelta, personale e consapevole, è lecita, e l’Italia ha bisogno di capirlo.

I principi individuali, i dogmi di stampo spirituale, le convinzioni basate su valori pressochè astratti, possono reggere in una dimensione individuale, ma non possono – e non devono – essere applicate su scala nazionale.

Ci auguriamo, dunque, che la raccolta firme nata dall’iniziativa dell’Associazione Luca Coscioni (che terminerà il 30 settembre, con l’obiettivo – speriamo conseguito – di aver raggiunto 500.000 firme) possa far comprendere proprio questo ai “piani alti”: che possiamo essere attaccati ai nostri principi quanto vogliamo, ma che è necessario far sì che sia ognuno di noi a decidere per sé e per le proprie sorti. È un dovere morale, non una banale richiesta di ascolto.

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