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26 Giugno 2024

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Economia Circolare, l’Italia mantiene la prima posizione tra i Paesi Europei, Erba (CO) in prima linea

Nelle scorse settimane è stata presentata la 6^ edizione del rapporto annuale sull’economia circolare a cura del Circular Economy Network, in collaborazione con Enea. I dati raccolti, che seguono per la prima volta gli indicatori della Commissione Europea per la misurazione delle performance di circolarità, hanno confermato il primato dell’Italia tra le cinque maggiori economie europee. 

La nuova metodologia di indagine prevede di comparare i dati che riguardano produzione e consumo, gestione dei rifiuti, materie prime seconde, competitività e innovazione, sostenibilità ecologica e resilienza. Considerando la totalità dei risultati l’Italia guida la classifica generale in termini di economia circolare con 45 punti. Seguono la Germania con 38, la Francia con 30 e chiudono la cinquina Polonia e Spagna entrambe con 26 punti. 

Analizzando invece i risultati dei singoli indicatori di ricerca l’Italia risulta prima per il tasso di riciclo dei rifiuti di imballaggio con il 71,7% (ultimo dato disponibile 2021), 8% in più della media europea. Mentre per quanto riguarda il riciclo dei rifiuti urbani l’Italia si ferma al 49,2%, di poco al di sopra della media europea 48,6%, lasciando però la “vittoria” alla Germania con il 69,1%. Buone notizie arrivano anche dai risultati che riguardano la produttività delle risorse: nel 2022, ultimo dato disponibile, l’Italia ha generato 3,7€ di PIL per ogni chilo di risorse consumate. Risultato questo più alto della media europea (2,5€/kg) e con un +2,7% rispetto ai dati del 2018. Anche per quanto riguarda il tasso di uso circolare di materia, ossia il rapporto tra il consumo delle materie prime generate con il riciclo e l’uso totale di materiali, l’Italia con il suo 18,7% supera la media europea che si ferma all’11,5%. 

La ricerca condotta da Circular Economy Network contiene anche un focus riguardante le piccole e medie imprese, realizzato in collaborazione con CNA, nel quale sono state analizzate le risposte di 800 piccoli imprenditori rispetto alla loro posizione sulle politiche green. 

I risultati ottenuti sono particolarmente incoraggianti, considerando soprattutto che le imprese con meno di 250 dipendenti costituiscono la quasi totalità del tessuto imprenditoriale italiano: il 65% del campione intervistato ha dichiarato di mettere in atto pratiche di economia circolare, ben il doppio rispetto al 2021. Tra gli interventi realizzati con maggiore frequenza ci sono quelli che riguardano l’uso di materiali riciclati (68,2%), la riduzione degli imballaggi (64%), interventi per la durabilità e la riparabilità del prodotto (53,2%). 

Se è vero che le PMI sono il motore fondamentale dell’economia italiana e che più della metà di esse è già attiva sul fronte della transizione ecologica, allora è facile comprendere che è su di esse che si dovrebbe puntare per raggiungere tassi maggiori di circolarità. Le imprese italiane sono consapevoli del loro ruolo non solo relativamente alla riduzione dell’impatto ambientale ma anche rispetto alla possibilità di cogliere tutte le opportunità economiche correlate ad una maggiore sostenibilità dei prodotti e dei processi produttivi, al contenimento dei costi dell’energia e delle materie prime e alla competitività sui mercati ma per fare da traino al resto del Paese è necessario che vengano supportate e che vengano riconosciuti i loro sforzi. 

Tra le aziende leader nel settore del riciclo e riuso di materiali impattanti troviamo senza dubbio la Diotti Spa, specializzata in recupero e lavorazione principalmente di materiale ferroso. Il gruppo Diotti a Erba, in provincia di Como, si impegna quotidianamente per promuovere il valore dell’economia circolare sostenibile oltre a lavorare attivamente per ridurre l’impatto ambientale grazie alle 20mila tonnellate di materiale riciclato ogni mese.  

Un esempio concreto del lavoro che svolge la ditta di Samuele Diotti si riscontra nel progetto di green economy realizzato in collaborazione con Ridemovi società di bike sharing che punta tutto su una mobilità green. Una collaborazione tra due aziende che hanno saputo mettere in rete il proprio core business ponendosi un obiettivo ambizioso: un futuro più sostenibile. 

Nel concreto le biciclette Ridemovi non più utilizzabili dagli utenti vengono portate nello stabilimento Diotti, li dopo essere state triturale, tramite l’utilizzo di macchinari tecnologicamente avanzati è possibile selezionare i singoli elementi di cui sono composte in modo che possano essere immessi nuovamente sul mercato per garantirne il recupero. Il patron Samuele Diotti ha spiegato come in famiglia sono sempre stati attenti al tema del recupero: “abbiamo pensato che se la Ridemovi alimenta una mobilità green allora anche noi dovremmo contribuire a rendere green l’impatto ambientare derivante dai loro rifiuti. Ad oggi si stima che siano state recuperate più di 4000 biciclette con un tasso di recupero dei materiali pari all’89%”

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