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13 Giugno 2024

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La riscoperta del “mito”

di Luigi Mazzella

Non è certamente un caso che il mito, tipico linguaggio religioso, e il rito, come sua pratica attualizzazione, siano stati riscoperti (e approfonditi) alla fine dell’Ottocento, quando il platonismo ha dato il suo distruttivo “colpo di coda” all’umanità “pensante” con l’idealismo tedesco di Hegel e dei suoi seguaci, utopisti di destra (nazi-fascisti) e di sinistra (social-comunisti). Certo: del mito si erano occupati, molto prima, Platone e Vico; e il secondo ne aveva colto l’aspetto fantasioso collegandolo alla sua imposizione necessariamente arbitraria (in pratica: ciò che l’essere umano non riesce a spiegarsi razionalmente lo impone, nella versione fantasiosa che ne dà, con un atto di arbitrio che rappresenta una vera imposizione irrazionale).

Ai fini, però, di una corretta valutazione degli effetti nocivi della persistenza del mito nella società occidentale contemporanea, è bene, a mio giudizio, partire dall’intuizione dello studioso francese, Lucien Levy-Bruhl, sull’attribuzione dell’idea del mito alla struttura del pensiero degli uomini primitivi (ben diversa da quelli degli uomini colti delle società evolute). 

Se la formulazione della predetta teoria è convincente, è giocoforza ritenere che la presenza di un pensiero mitico, religioso (giudaico-cristiano) o politico (hegelismo di destra fascista o di sinistra comunista), imposto arbitrariamente dalla fantasia utopica e non fondato su una visione scientifica, sperimentale e logica della realtà rappresenta un momento di regressione a una mentalità primitiva che dà argomenti solidi alla pessimistica visione spengleriana sul tramonto dell’Occidente. 

Dopo ben duemila anni, infatti, la parte di mondo da noi abitata che conobbe il razionalismo empiristico dei Presocratici e dei Sofisti, si dimena più che mai nell’ombra oscura delle visioni immaginifiche e mitiche delle religioni monoteistiche mediorientali e della filosofia platonica e post-platonica.

L’egemonia in tutto il Vecchio e il Nuovo Continente degli Stati Uniti d’America, con la loro forza di penetrazione mass-mediatica nel campo dell’informazione-formazione (propagandistica) e della comunicazione (taroccata) dà poche speranze alla crescita in Occidente di un pensiero libero, tipico di una società colta ed evoluta (e non primitiva, come quella indicata da Levy-Bruhl).

E la mancanza di un pensiero libero da condizionamenti religiosi o ideologici e di una coscienza costantemente lucida e critica consente fenomeni come quelli verificatisi in Italia:

a) di un Partito comunista che dopo avere coinvolto per decenni i suoi militanti e simpatizzanti in marce della pace contro le innumerevoli guerre dichiarate dagli Stati Uniti d’America al resto del mondo, oggi parteggia apertamente per quello stesso Paese, definito “guerrafondaio”, che manda e costringe gli alleati della Nato a mandare armi a Zelensky che finora hanno avuto soltanto l’effetto di far durare all’infinito una guerra che sta portando alla distruzione di un popolo;

b) di un partito neo fascista che dopo avere blaterato per anni contro l’Unione Europea e il Patto Atlantico, per motivi di critica politica anche apprezzabili, ora fa clamorosamente marcia indietro, si scopre bellicista e pur nostalgico di tutte quelle stesse misure di politica interna immaginate a suo tempo dal minoritario Mussolini, oggi non subisce alcun contrasto ma il beneplacito di quegli stessi Americani, un tempo visti come il fumo negli occhi. 

In conclusione, una società che ancora si pasce di fandonie fantasiose e di visioni contorte della realtà mondiale, imposte dall’arbitrio non tanto (o comunque non solo) di autorità pubbliche liberamente elette quanto di oscuri personaggi dello spionaggio, della diplomazia e del militarismo, non sembra certamente l’optimum per dare il suo contributo di razionalità neppure ad a una collettività umana più vasta che è costretta ad affrontare le conseguenze disastrose di un sovraffollamento (voluto, per motivi di proselitismo religioso o militare da primitivi cultori di miti) e quelle di una politica tanto cieca da pretendere di sfidare i due terzi del Pianeta a uniformarsi ai propri intenti egemonici. 

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