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5 Dicembre 2022

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Il Governo Meloni e ‘le scelte lessicali’ che convincono i riformisti, i garantisti, i liberali

La comunità socialista che, dal 1994, ha avuto chiara la scelta di campo in queste ore trova un nuovo entusiasmo. E quel popolo che, caduta la prima Repubblica, con Berlusconi ha trovato cittadinanza per continuare a declinare la sensibilità garantista, riformista e liberale del Psi. E’la storia di donne ed uomini che mai hanno giudicato chi ha fatto scelte diverse e che non volevano consegnarsi alle Procure militanti, al giustizialismo, alla logica della doppia morale di certa sinistra, purtroppo maggioritaria.

E’ la storia di chi negli anni, al netto di alcuni evidenti distinguo, ha trovato mille ragioni per continuare il cammino. 

In queste ore, in attesa di vedere l’Esecutivo all’opera, la scelta trova nuovo slancio. Basta, per il momento, dedicarsi alle novità ‘lessicali’ che interessano il Governo di Giorgia Meloni.

La scelta di nominare il Ministro per le imprese ed il Made in Italy è musica per le orecchie di quanti provengono dalla tradizione craxiana. Nessuno più di Bettino Craxi puntò sul Made in Italy, lui lo fece motore della ripresa economica. La difesa della identità nazionale non è chiusura, è la precondizione per la proiezione nel consesso internazionale e nel futuro. Per gli stessi motivi è stato convincente aggiungere alla denominazione del Ministero dell’Agricoltura l’idea della ‘sovranità alimentare’.

Il diritto dei popoli a definire le proprie politiche e strategie sostenibili di produzione, distribuzione e consumo di cibo, basandole sulla piccola e media produzione, ci consentirà di essere piu forti come Sistema Paese. 

E cosa dire del Ministro della Istruzione e del Merito per chi è cresciuto nel mito dello slogan, che in verità era una impostazione ideologica e programmatica, dei ‘Bisogni e Meriti’. 

Ed allora, in attesa di giudicare i fatti va bene così. La ‘scelta lessicale’ convince questo mondo socialista. Una tradizione culturale che ora auspica, con Nordio Ministro, una riforma vera della Giustizia, magari con la divisione delle carriere dei magistrati e con una chiara impostazione garantista, che è in attesa di vedere realizzato il Presidenzialismo e che, non è poco, ha la consolazione di vedere più politici e meno burocrati nei ruoli chiave. Va bene, va bene così.  

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