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5 Agosto 2021

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Referendum per una giustizia giusta

di Giulio Di Donato

Giustizia lenta inefficiente spesso ingiusta e politicizzata. Lottizzazione correntizia delle nomine delle carriere delle sanzioni, se sei dentro una corrente sei protetto, se sei fuori vali zero. Le “correnti” hanno in mano l’ordine giudiziario. L’uso politico della giustizia è all’ordine del giorno e attraverso i media tiene in scacco la politica ne condiziona la funzione e le detta l’agenda. Siamo ad una vera emergenza democratica. Come uscirne? L’Ue (la Corte europea dei diritti dell’uomo ha più volte condannato l’Italia) indica il settore giustizia come una priorità assoluta e ci chiede di riformare snellire ridurre la durata dei processi e garantire un giusto processo.

Giulio Di Donato

Il Presidente Draghi e la guardasigilli Cartabia hanno proposto un pacchetto di norme approvato dal Consiglio dei Ministri un primo passo importante ma non determinante perché elude i nodi strategici della crisi. Grillini, anzi “contiani” e (sia pure timidamente) il pd fanno muro minacciando di votare contro il provvedimento Cartabia nonostante lo stesso sia stato approvato dai loro ministri ed hanno presentato circa 1000 emendamenti per bloccare il decreto. Una commedia indecente che spero Draghi liquidi rapidamente ponendo la questione di fiducia.

Sullo scandalo dell’uso politico della giustizia innescato dalle rivelazioni di Palamara e alimentato da tutto ciò che è emerso e quotidianamente emerge ha colpito il silenzio del pd, delle principali testate e di molti talk show a conferma delle collusioni delle complicità tra il corrrentismo giudiziario i grandi giornali ed i principali talk show. Una manipolazione democratica della pubblica opinione inaugurata con tangentopoli e che va avanti da trent’anni senza che nessuno sia riuscito a porvi rimedio. Si agli scandali agli errori giudiziari, alla mala giustizia il “sistema” ha reagito col catenaccio del silenzio e se non ci fossero stati Sansonetti Sallusti Porro e pochi altri tutto sarebbe finito in cavalleria. Oggi questo silenzio condito da qualche larvata minaccia della Associazione nazionale magistrati si sta manifestando contro i referendum radicali sostenuti da Italia Viva Lega Forza Italia riformisti di varia estrazione

Negli ultimi 30 anni la magistratura è diventata una corporazione. Da “ordine” come è definita in Costituzione si è trasformata in “potere” in conflitto con gli altri poteri costituzionali. Una distorsione che ha alterato l’equilibrio della Carta, e alla quale ha fatto seguito la degenerazione del correntismo ossia la politicizzazione della magistratura attraverso le “correnti” dando vita ad una sorta di “partitocrazia giudiziaria” alla lottizzazione ed al controllo del Csm. Dal quale dipendono nomine, carriere e sanzioni. Un potere assoluto delle correnti su tutto il corpo giudiziario. Un potere che dispone di alleanze politiche editoriali mediatiche in un rapporto melmoso in cui la trattativa tra “correnti” e i partiti di riferimento avviene su nomine leggi indagini ad orologeria e/o strumentali ma anche su “cacce ostinate” “distrazioni” omissioni e vere e proprie persecuzioni. Esagero? Basta leggere l’intervista di Sallusti a Palamara (che di questo sistema è stato il dominus) per capire che c’è molto di più. Perché nomine carriere e sanzioni sono un deterrente anche nei confronti del versante giudicante che scrive le sentenze e che se pur molto più numeroso e determinante ai fini di giustizia è sotto ordinato al potere correntizio.

Per curare la cancrena servono riforme radicali oggi impossibili per via parlamentare. Di qui la necessità di attivare i referendum come grande iniziativa popolare e di farne l’occasione per una grande mobilitazione democratica e riformista. Non contro i giudici al contrario in difesa del loro ruolo fondamentale della loro autonomia e indipendenza oggi compromesse da intese di potere e collusioni con la politica.

I quesiti referendari sono sei e tutti hanno un rilievo assoluto. Si va dalla responsabilità civile dei magistrati (che un referendum di oltre trent’anni fa introdusse ed il Parlamento dell’epoca sbagliando edulcorò annullandola) alla separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti per garantire la terzietà del giudice e un giusto processo alla custodia cautelare spessissimo comminata in modo anomalo e illegittimo e fino alla abolizione della legge Severino alla riforma del Csm ed alla riammissione dei componenti laici nella valutazione professionale dei magistrati.

Andare a firmare per i referendum è oggi un imperativo categorico per tutti coloro che hanno a cuore le sorti della giustizia e della democrazia nel nostro Paese.

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