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31 Gennaio 2023

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Non piacersi: Normalità o Dismorfofobia?

di Anna Adamo

Guardarsi allo specchio e detestare l’immagine che si vede

Guardarsi allo specchio e voler sparire.

Guardarsi allo specchio e avere come unico desiderio quello di voler essere un’altra persona.

Come la si spiega questa sensazione?

No, non si può spiegare, ma bisogna provare a farlo. Perché, è opportuno dire che non piacersi non sia sempre una cosa normale, un capriccio tipico dell’età adolescenziale destinato a sparire con il trascorrere del tempo.

Ci sono casi in cui il non piacersi indica l’essere affetti da Dismorfofobia, un disturbo che colpisce maggiormente ragazzi di età compresa tra i 14 e i 17 anni. Questi ultimi hanno una visione distorta del proprio aspetto fisico, pensano costantemente ad uno o più difetti specifici, molti dei quali anche immaginari, o se realmente esistenti, notevolmente ingigantiti.

Si vedono brutti, si sentono anormali, sono convinti di non piacere a nessuno e si vergognano di stare con gli altri, perché credono che il proprio difetto sia enorme e tutti possano prenderli in giro, sviluppando così tutte le caratteristiche del disturbo ossessivo compulsivo. Le cause scatenati della dismorfofobia sono ancora poco conosciute, ma tra i meccanismi coinvolti si ipotizza l’esistenza di un’ alterazione nella trasduzione degli stimoli visivi  che comporta una scorretta valutazione del proprio aspetto, a prescindere dalla presenza di fattori psicologici.

Da un punto di vista psicologico, il fattore scatenante sembra dover essere ricercato in una condizione di bassa autostima, insoddisfazione personale e traumi relativi a relazioni sentimentali negative. Sono, però, da non sottovalutare i canoni estetici attuali, notevolmente esagerati, promossi dai mass media. Si ritiene, infatti, che proprio a causa di questi ultimi tanti siano i ragazzi che, presi dal desiderio di somigliare ai propri idoli, di voler somigliare ai “modelli di perfezione” proposti dai social facciano ricorso a trattamenti di medicina estetica o, nei casi più gravi, ad interventi chirurgici pur di cambiare il proprio aspetto.

Bisogna, in casi come questi, prestare molta attenzione e ricordare che i migliori risultati si ottengano più che con la chirurgia estetica, con un percorso di psicoterapia, possibilmente di tipo cognitivo- comportamentale, volto a modificare la percezione distorta di sé, ridurre i sintomi del disturbo ossessivo compulsivo in modo da ristabilire un buon rapporto con gli altri e ricominciare a vivere serenamente.

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