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22 Aprile 2026

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Aldo Cazzullo: “Sal Da Vinci solo ai matrimoni della camorra”. Una mancanza di rispetto offensiva e vergognosa

Sono un fan di Sanremo. Lo dico da subito.

E sono fan perché Sanremo è molto più di una semplice competizione canora. Il palco dell’Ariston per una settimana si trasforma in un vero e proprio specchio del Paese. I temi affrontati sia dalle canzoni in gara sia dagli ospiti che si avvicendano sul palco sono – sempre – di grande attualità. Guerre, famiglia, violenza di genere. E poi ci sono l’intrattenimento e la gara vera e propria.

E quest’anno la gara l’ha vinta Sal Da Vinci. 

Sal Da Vinci, figlio d’arte, canta e recita da quando aveva 6 anni. Nel 2009 arrivò terzo al Festival di Sanremo con la canzone “Non riesco a farti innamorare” dietro a Marco Carta e Povia. In gara c’erano anche Patty Pravo, Francesco Renga e Marco Masini (arrivati tutti alle spalle di Sal Da Vinci), proprio come quest’anno.

Tutto questo cappello iniziale per dire che Sal Da Vinci non nasce oggi come artista. È uno che ha fatto la gavetta, quella vera. È uno che ha sudato per arrivare sui grandi palcoscenici. 

La sua musica può anche non piacere. È legittimo. Così come può non piacere la musica rap o trap, quella di Tredici Pietro o Samurai Jay, quella noiosa di Ermal Meta o Francesco Renga.

La musica, di qualsiasi genere, può non piacere. È un dato di fatto. 

E ci sta che di fronte alla vittoria di Sal Da Vinci qualcuno possa aver detto che c’erano canzoni “più belle” (ma sempre soggettivamente).

Quello che, invece, proprio non ci sta è l’uscita a vuoto di Aldo Cazzullo che per commentare la vittoria di Sal Da Vinci usa parole stonate: “Per sempre sì potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra o una canzone di Checco Zalone, che però le scrive per burla. È forse la più brutta che abbia mai vinto un festival”.

La camorra.

Basta essere napoletani per essere associati alla camorra. 

Forse perché dirlo fa fare qualche click in più.

Che idiozia, offensiva e vergognosa.

Sal Da Vinci è un artista che non ha nulla da dimostrare.

Chissà cosa scrisse Cazzullo, non potendo parlare di camorra, quando il Festival lo vinsero i Jalisse con Fiumi di parole (1997), Povia con Vorrei avere il becco (2006), Marco Carta con La forza mia (2009), il mitico Valerio Scanu con Per tutte le volte che (2010). 

Bellissime canzoni che sicuramente Cazzullo conserva gelosamente nella sua playlist.

Non sono un fan di Sal Da Vinci e non mi piace il suo stile musicale. Ma da oggi sicuramente lo ascolterò con maggiore interesse perché Napoli è Arte molto più di ogni altra città e merita rispetto.

Donato D’Aiuto

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