Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aggiornato il Parlamento sulla situazione in Medio Oriente, offrendo rassicurazioni agli italiani: nessun connazionale è rimasto coinvolto negli attacchi recenti. Tajani ha ricordato che nella regione si trovano oltre 70.000 italiani, tra presenze stabili e temporanee, e ha fornito dettagli sulla distribuzione dei connazionali: circa 30.000 tra Dubai e Abu Dhabi, tra residenti, lavoratori, militari, turisti, studenti e pellegrini, mentre in Iran si trovano meno di 500 persone, quasi tutti residenti. Comunità numerose di italiani vivono anche in Israele, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Kuwait, Oman e Bahrein.
Il ministro ha anche chiarito il ruolo dell’Italia sul fronte diplomatico: il nostro Paese non fa parte del Gruppo dei Tre che segue direttamente le questioni legate al nucleare iraniano, ma agisce in accordo con l’Unione europea, collaborando con la Germania nella stesura dei documenti diplomatici, cercando così di mantenere un ruolo attivo e protagonista nella gestione della crisi.
Non sono però mancati i toni polemici. Il senatore Michele Fina ha definito l’operato di Tajani e del ministro della Difesa Guido Crosetto “non all’altezza della crisi”, sottolineando la necessità di responsabilità istituzionale soprattutto in un contesto internazionale così delicato. Durante la trasmissione Tagadá su La7, Fina ha criticato la gestione dei rapporti con alleati come Stati Uniti e Israele, richiamando l’attenzione sulla trasparenza e sulla correttezza nelle comunicazioni ufficiali.
Per garantire sicurezza e monitoraggio costante, il ministro Tajani ha confermato l’attivazione della Task Force Golfo, un’unità speciale dedicata alla protezione dei connazionali nelle aree più sensibili, dimostrando l’impegno del governo a tutelare gli italiani presenti in Medio Oriente e a fornire aggiornamenti tempestivi in una fase di forte tensione internazionale


