Il consigliere laico chiede l’apertura di una pratica a Palazzo dei Marescialli dopo le dichiarazioni del procuratore di Napoli sul referendum.
A Roma si accende il confronto istituzionale sulle parole del procuratore di Napoli Nicola Gratteri. Il consigliere laico del Consiglio Superiore della Magistratura Enrico Aimi ha definito le dichiarazioni del magistrato «irricevibili, intrise di arroganza e supponenza», sostenendo che non siano compatibili con il linguaggio richiesto a chi ricopre incarichi istituzionali di alto livello.
Aimi ha spiegato di aver chiesto al Comitato di presidenza di Palazzo dei Marescialli l’apertura di una pratica formale nei confronti del procuratore, dopo che quest’ultimo aveva affermato che indagati, imputati e ambienti di “massoneria deviata” avrebbero votato a favore del Sì al referendum. Secondo il consigliere, «in uno Stato democratico vigono regole valide per tutti: non esistono intoccabili».
Respinta l’ipotesi di pressioni o intimidazioni verso il magistrato, Aimi ha precisato che non si tratta di «bavaglio o minaccia», sottolineando tuttavia che il lavoro svolto da Gratteri contro la criminalità organizzata — pur riconosciuto e rilevante — non comporta «alcun salvacondotto» né autorizza a usare espressioni ritenute offensive verso una parte dell’elettorato.
Il consigliere ha infine osservato quello che definisce un effetto paradossale: le dichiarazioni contestate, a suo avviso, avrebbero rafforzato la mobilitazione dei sostenitori del Sì, intenzionati a recarsi alle urne anche per dissociarsi da qualsiasi sospetto di contiguità con ambienti ritenuti impresentabili.
La vicenda, rilanciata dall’agenzia ANSA, si inserisce in un clima già teso sul piano politico e giudiziario e potrebbe ora aprire un nuovo fronte di confronto all’interno dell’organo di autogoverno della magistratura.


