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15 Febbraio 2026

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Pandoro Gate chiuso. Aperta la questione dell’ipocrisia


L’assoluzione di Chiara Ferragni chiude il “Pandoro Gate” sul piano giudiziario, ma lascia aperta una riflessione più ampia, che va ben oltre un’aula di tribunale. Perché questa vicenda non è stata solo un caso mediatico o un procedimento penale: è diventata una crocifissione pubblica, un esercizio collettivo di odio travestito da moralismo.

Ferragni ha commesso errori. Li ha riconosciuti. Ha cercato di rimediare, anche se lo ha fatto con strumenti comunicativi spesso sbagliati, goffi, inefficaci. Ma in un Paese che raramente conosce il valore della responsabilità e delle scuse, questo passaggio avrebbe dovuto segnare una linea di equilibrio. Così non è stato. L’errore è diventato pretesto, la vicenda occasione per riversare frustrazioni, invidie, rancori.

Come ha scritto L’Impertinente, «sì, qualche errore lo avrà commesso Chiara Ferragni ma l’odio scatenato, in questi giorni, in rete è carico di ipocrisia». Non indignazione autentica, ma rabbia sociale che cerca un bersaglio facile, riconoscibile, mediaticamente redditizio. Una gogna alimentata da certa stampa militante e da una politica sempre pronta a distrarsi dai temi seri pur di inseguire visibilità.

I moralisti improvvisati hanno affollato studi televisivi e social network, pronti a distribuire patenti etiche. Sono spesso gli stessi che tacciono quando uomini delle istituzioni sommano incarichi pubblici e interessi privati, quando i poteri forti condizionano la politica, quando le grandi ingiustizie del mondo – dai conflitti ai diritti negati – non portano like né audience. Su quelle tragedie il silenzio è assordante; sui panettoni, invece, il furore è totale.

L’assoluzione non cancella gli errori, ma ridimensiona una narrazione tossica. Ricorda che la giustizia non coincide con il tribunale dei social e che l’accanimento non è mai sinonimo di difesa degli “ultimi” o dei diritti. È solo vendetta simbolica.

Per questo L’Impertinente (LEGGI) ha scelto di schierarsi. Non per idolatria, ma contro l’ipocrisia. Contro un Paese che perdona tutto ai potenti veri e nulla a chi diventa, per un attimo, il capro espiatorio perfetto.

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