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20 Gennaio 2026

Chi siamo

Una storia che mi ha segnato, un giovane con mille vite e Vanity

Ci sono storie che incontri per caso e che, senza chiedere permesso, ti si piantano dentro.

Quella che sto per raccontare mi ha segnato, e tutto è iniziato in un pomeriggio qualunque, in un salone di una catena che si chiama VANITY.

Non vado spesso lì. I miei amici sono a Via Trento e non in centro a Salerno. Ma voglio salutare Angelo, un altro amico.

Questa volta, però, è impegnato. Mi saluta, trova una soluzione e con un cenno mi indica un altro ragazzo, molto giovane.

Mi accomodo. Nessuna aspettativa, solo un taglio.

Lui ha un volto pulito, sereno, ma lo sguardo tradisce un vissuto che raramente incontri alla sua età.

Cominciamo a parlare.

Ha 18 anni. Parla italiano con disinvoltura, ma ogni tanto emerge un accento che non sai collocare subito.

È egiziano.

Viene da un paese a un’ora e mezza dal Cairo.

È qui da due anni.

Due anni.

Eppure in quei due anni c’è una vita. E in quella vita, altre dieci.

Mi racconta che è partito quando aveva 16 anni.

Ha attraversato confini e deserti, ha camminato, ha chiesto passaggi.

Ha lavorato dove capitava per mettere insieme abbastanza soldi da arrivare alla tappa successiva.

Fino alla Libia, dove ha aspettato – non si capisce bene quanto, e forse è meglio così – il momento di partire.

Ha pagato.

Ha sperato.

Non aveva altro.

Poi il mare.

Quattro giorni su un barcone lungo trenta metri.

Ottocento persone.

Ottocento corpi stretti in uno spazio che non dovrebbe contenerne nemmeno un quarto.

Ottocento destini appesi a un filo d’acqua e fortuna.

Lampedusa.

Poi lo smistamento, l’incertezza, l’Italia che attraversi senza capirla.

Milano.

Salerno.

Scuola.

Lingua.

Lavoro.

Solo.

Con una famiglia lontana e un futuro tutto da inventare.

E adesso eccolo lì: un ragazzo che si è costruito una nuova vita partendo letteralmente da zero, che impara un mestiere che non aveva mai fatto, che si guadagna ogni passo con una dignità silenziosa.

E qui arriva una parte della storia che mi ha colpito quanto tutto il resto.

VANITY Italian Barbery, questa catena di barbieri, ha deciso di dargli un’opportunità.

Niente proclami, niente post celebrativi, niente trionfalismi.

Semplicemente: “Vuoi lavorare? Impara, cresci, noi ci siamo”.

Un gesto pulito.

Un gesto che non fa rumore, né cerca applausi.

E io, che ero entrato per un taglio, sono uscito con una testimonianza potente.

Un ragazzo di 18 anni che ha vissuto già più di quanto molti vivano in una vita intera.

Un esempio per i giovani che si sentono stanchi senza aver ancora iniziato.

Un monito per chi parla “a caso” quando vede le barche partire, come se conoscenza e pietà fossero optional.

Questa storia mi ha segnato perché mostra quanto può essere grande la forza di chi arriva e il coraggio di chi accoglie.

E perché ricorda una cosa semplice:

dietro ogni numero, ogni barcone, ogni notizia

c’è un volto.

Uno come lui.

Uno che potrebbe tagliarti i capelli senza dirti che, prima di arrivare lì, ha attraversato il mondo.

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