Il centrodestra in Campania fa una strumentale quanto inutile analisi del voto.
Rivendica un risultato che, numericamente, sembra una svolta: quasi il doppio dei consensi rispetto al 2020. Ma l’euforia rischia di trasformarsi in auto-illusione se non accompagnata da un minimo di memoria e di lucidità politica. Confrontare il voto di oggi con quello di cinque anni fa è un esercizio aritmetico, non un’analisi politica.
Le Regionali del 2020 non furono un’elezione qualsiasi: erano le elezioni del Covid, della paura, dei bollettini quotidiani. In Campania, ancor più che altrove, Vincenzo De Luca non era solo un governatore uscente, ma l’uomo solo al comando, con la comunicazione istituzionale che divenne messaggio elettorale.
Per questo, e non solo, leggere il balzo del centrodestra come una sorta di resurrezione politica è quantomeno infantile. La comparazione storica è una trappola comoda, adatta ai titoli e ai comizi, ma inutile per interpretare il presente e preparare il futuro. Le elezioni del 2025 vanno comprese nel loro contesto: la Campania è cambiata, l’emergenza è finita, le paure collettive sono diverse. Oggi l’elettorato non sceglie chi urla più forte, ma chi sembra in grado di garantire una prospettiva. Oggi passa ‘la forza tranquilla’ rappresentata da Roberto Fico.
E allora, invece di cercare scuse banali, il centrodestra dovrebbe guardarsi allo specchio. La litigiosità che ha segnato la coalizione prima, durante e dopo la campagna elettorale non è un dettaglio ma un segnale. Chi ambisce a governare una regione complessa non può permettersi mesi di veti incrociati, personalismi e sospiri più o meno trattenuti tra partiti e correnti. La leadership non si misura solo nei voti presi, ma nella capacità di tenerli insieme.
C’è poi un nodo ancora più profondo: il progetto politico dell’autonomia differenziata. In Campania l’idea non scalda il cuore degli elettori e non convince neanche i corpi intermedi. La Chiesa la guarda con sospetto, gli industriali temono ulteriori squilibri territoriali, le associazioni la considerano un rischio per i diritti sociali di chi ha meno. Se la coalizione vuole governare davvero, deve ascoltare, non limitarsi a contrapporre slogan a preoccupazioni concrete.
Il risultato di oggi può essere l’inizio di un ciclo nuovo solo se diventa occasione di autocritica. Il centrodestra ha ottenuto un consenso importante, sì. Ma conta ciò che saprà farne. La politica che si nutre di auto-celebrazione, che preferisce le invenzioni alla realtà, è una politica che già prepara la sconfitta successiva. Quella che riflette, corregge e costruisce invece può crescere.
La Campania non chiede trionfalismi: chiede responsabilità. E, soprattutto, maturità. In quella direzione, al netto di tutto, si è andati.


