Pensavamo di aver visto tutto nella comunicazione politica, poi è arrivata la stagione dei video-denuncia: tombini ostruiti, pozzanghere mitologiche, erbacce ribelli. Un catalogo urbano degno di un documentario ma con un protagonista in particolare: Dante Santoro.
In corsa alla regionali con la Lega di Salvini.
Un tempo considerato una giovane promessa, era bravo, uno che sapeva stare tra la gente, leggere i problemi e proporre soluzioni, oggi pare essersi perso nel labirinto dei social. Dopo mesi di riprese tra pioggia, grate e vegetazione spontanea, mancava solo lo slogan finale. Ed eccolo: “Meno cinghiali, più salumi”. L’ultimo step prima della completa metamorfosi in influencer della manutenzione civica.
I social, si sa, sono crudeli: nascono per comunicare, finiscono per inghiottire. E quando ci si abitua ai like più che alle idee, la campagna elettorale diventa una lunga maratona di contenuti surreali.
Manca poco alla chiusura. E per fortuna. Perché a questo ritmo, il prossimo video rischia di annunciare: “Meno campagne social, più politica vera”.


