G.A.
Mi sono spesso scontrato con Roberto Celano. Non l’ho mai nascosto e non intendo farlo ora che si presenta come candidato alle regionali con Forza Italia nella circoscrizione di Salerno. Ho contestato più volte il suo modo di intendere l’opposizione: troppo urlata, spesso più concentrata sulla denuncia che sulla proposta. E ho criticato la sua difficoltà, talvolta evidente, nel fare squadra, nel costruire una rete politica capace di andare oltre le individualità.
Eppure, oggi, è giusto riconoscere che è il suo turno.
Celano rappresenta una figura che, nel tempo, ha saputo mantenere una coerenza rara nel panorama politico locale. Non ha mai ceduto alla tentazione del trasformismo, ha avuto sbandamenti a destra ma lì è rimasto, non ha cercato scorciatoie. Ha scelto di restare dentro la sua area politica, anche quando farlo significava trovarsi in minoranza, anche quando la voce dell’opposizione era flebile e spesso derisa.
Nel centrodestra salernitano, ha rappresentato una presenza costante, a volte strumentale ma sempre riconoscibile. Si può non condividere il suo metodo, ma non si può negare la sua coerenza, né la sua ostinazione nel difendere una linea, anche quando conveniva di più abbandonarla.
Oggi che corre per un ruolo regionale, Celano arriva a questa sfida con un bagaglio di esperienze, errori e convinzioni che fanno di lui un candidato “vero”, non improvvisato, non costruito a tavolino. Non calato dall’alto. In un tempo di opportunismi e di candidature nate per calcolo, per isterismi, la sua figura, con tutte le sue spigolosità, è quantomeno autentica.
Preferibile ad altri, sì — non per appartenenza, ma per coerenza. Perché in politica, come nella vita, chi resta fedele a una linea, anche quando non conviene, merita almeno il rispetto di poter giocare la propria partita.

