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22 Aprile 2026

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Marina Berlusconi: “Le calunnie devastarono la vita a mio padre”

Marina Berlusconi torna a parlare della giustizia e delle vicende che hanno segnato la vita del padre, Silvio Berlusconi. In una lettera pubblicata oggi sul Giornale, la presidente di Fininvest e Mondadori definisce «la giustizia la vera e grande emergenza del Paese», chiedendo una riforma profonda del sistema giudiziario e ricordando come, a suo avviso, le calunnie e le false accuse abbiano «avvelenato trent’anni di vita» del fondatore di Forza Italia.

«Davanti alle tante discussioni sterili su presunte – e assurde – emergenze democratiche – scrive Marina Berlusconi – mi permetto di dire che la nostra grande e vera emergenza è da tempo e resta ancora oggi la giustizia. Purtroppo, e lo dico da figlia, nemmeno la migliore delle riforme servirà più a restituire a mio padre trent’anni di vita avvelenati e devastati dalle calunnie e dalle false accuse».

Nella lettera, la presidente sottolinea come la recente decisione della Corte di Cassazione, che ha respinto definitivamente le tesi della Procura generale di Palermo sulla presunta “pericolosità mafiosa” di Marcello Dell’Utri, rappresenti «un passo avanti cruciale anche sul cammino della verità» per suo padre. Una sentenza che, osserva, «certifica che non ci sono mai stati riciclaggi di Cosa Nostra nella Fininvest, né accordi con Forza Italia».

Marina Berlusconi esprime inoltre sostegno alla riforma della giustizia avviata dal governo, che considera «una rivoluzione necessaria e urgente», e indica come priorità «la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, la riforma del Csm per ridurre lo strapotere delle correnti e una vera responsabilità civile dei magistrati». «Il principio deve valere per tutti – scrive – e chi sbaglia deve pagare».

La lettera si conclude con un attacco a chi, secondo Marina Berlusconi, ha voluto «sminuire o strumentalizzare» la decisione della Suprema Corte: «Sui quotidiani la notizia si è trasformata in tutt’altro, in un nuovo scontro innescato da chi l’ha ingiustamente sminuita con argomentazioni pretestuose e ipocrite».

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