A 45 anni dall’assassinio di Piersanti Mattarella, allora presidente della Regione Sicilia, si apre un nuovo capitolo giudiziario. La Direzione Investigativa Antimafia ha disposto gli arresti domiciliari per Filippo Piritore, 75 anni, ex funzionario della Squadra Mobile di Palermo ed ex prefetto. L’uomo è accusato di depistaggio nell’inchiesta sull’omicidio, avvenuto il 6 gennaio 1980 a Palermo.
Secondo la nuova ricostruzione, Piritore avrebbe ostacolato le indagini nei primi anni successivi all’attentato, mentendo agli inquirenti e nascondendo elementi fondamentali. In particolare, si parla di un guanto ritrovato all’interno dell’auto dei killer — un reperto mai repertato correttamente e poi sparito dagli atti. Quel guanto, secondo gli investigatori, avrebbe potuto contenere tracce utili per risalire agli esecutori materiali.
La misura cautelare arriva dopo una lunga attività di revisione e riscontro condotta dalla DIA e dalla Procura di Palermo, che da tempo lavorano a una nuova analisi dei depistaggi che hanno segnato le inchieste sulle grandi stragi e omicidi di mafia tra gli anni ’70 e ’90.
L’assassinio di Piersanti Mattarella — fratello dell’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella — rappresentò uno degli episodi più drammatici della lotta tra Stato e mafia. Le indagini di allora avevano puntato su una matrice mafiosa con coperture politiche, ma molti nodi restarono irrisolti.
Questa nuova indagine potrebbe ora riaprire spiragli di verità su una delle pagine più oscure della storia repubblicana italiana.

