Ivan Raucci, con idee chiare e radici antiche nel socialismo riformista, la sua candidatura nasce dal desiderio di coniugare tradizione e futuro. Cresciuto in una cultura politica fondata sull’impegno civile e sulla giustizia sociale, incarna una visione che guarda al rinnovamento senza rinnegare la storia. Il suo percorso è quello di chi crede che la politica debba tornare a essere partecipazione, ascolto e presenza concreta nei territori. In lui convivono la memoria di un socialismo che ha fatto grande l’Italia e la volontà di costruire una nuova stagione di sviluppo e fiducia per la Campania e per la provincia di Caserta.
1. Cosa ti ha convinto a candidarti alle elezioni regionali?
Ho deciso di candidarmi per amore della mia terra e del mio partito, ma soprattutto perché credo nel rinnovamento che porterà il progetto Avanti all’interno delle schiere socialiste, aprendosi al mondo civico. La politica non può essere solo un dibattito tra palazzi e questo progetto, nato da un’ottima intuizione del nostro Segretario Enzo Maraio, porterà presenza sul territorio. Sono cresciuto in una famiglia dove l’impegno civile era quotidiano: da mio padre ho imparato che “fare politica” significa esserci, ascoltare, rispondere ai bisogni reali. Oggi voglio trasformare la mia esperienza civica in impegno politico al servizio della comunità, per costruire una Campania che torni a essere casa e opportunità per un partito che ha da insegnare tanto.
2. . Quali sono le principali sfide per la provincia di Caserta e perché sembra aver perso centralità?
La provincia di Caserta vive da anni un senso di marginalità e di confusione politica, dovuta a giochi di palazzo mascherati da progetti civici. Credo sia necessario ritornare a una guida politica forte e che sia da faro per i cittadini. Abbiamo una rete produttiva che fatica, giovani che emigrano, infrastrutture inadeguate e una sanità che non dà sicurezza. La nostra provincia ha perso centralità perché negli ultimi anni molti esponenti politici ai vari livelli della gerarchia amministrativa hanno navigato a vista, con cambi di casacca e un orientamento molto personalistico, dimenticando che qui batte un cuore laborioso e creativo. Dobbiamo ricucire il rapporto tra istituzioni e cittadini, restituendo fiducia, servizi e visione di futuro.
3. Il Psi, te hai radici antiche, torna centrale. E’una scommessa?
Il PSI è un partito che intreccia le sue radici con la mia storia familiare e oggi ci sono i presupposti affinchè quella che è stata la mia storia possa ritrovare spazio politico. Avanti è una rinascita necessaria. Il PSI non è nostalgia, ma un patrimonio di valori attuali che si collocano al centro: solidarietà, giustizia sociale, equità. È la politica che nasce dal basso, dall’ascolto e dal rispetto, ma che guarda in alto costruendo gradino dopo gradino la famosa “ascensore sociale” che è necessaria per il progresso di una società. Mi riconosco in questo modo di fare politica: concreto, vicino, non gridato. Il socialismo moderno deve tornare a essere motore per ricostruire quella politica con la P maiuscola fatta di ascolto, conoscenza del territorio e rete sociale, proprio come fu fatto negli anni 80, quando con Craxi i socialisti iniziarono a guidare realmente il Paese
Con Roberto Fico alla guida, cosa ti aspetti dalla nuova stagione politica?
Roberto Fico è un politico giovane ma di vecchio stampo. Una figura istituzionale capace di rappresentare una garanzia per le varie forze civiche e politiche in campo. Dalla sua presidenza mi aspetto una legislatura di confronto vero, di ricucitura tra forze progressiste e territori. Fico incarna una politica sobria, dialogante, attenta ai contenuti e seria. Credo possa favorire una stagione di collaborazione e rinnovamento, in cui la Campania smetta di inseguire emergenze, esca da logiche di sistema e torni a programmare sviluppo, lavoro e benessere. È il momento di costruire, insieme, una Regione che non lasci più indietro nessuno, ma che soprattutto crei sviluppo per chi ha le capacità e voglia di fare.


