Roma, 10 ottobre 2025 – «La pace arriva sempre tardi. Soprattutto per chi è colpito da una sofferenza terribile». Con queste parole il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), è intervenuto al Tg2 Post commentando i recenti sviluppi nel conflitto in Medio Oriente.
Secondo il porporato, «dobbiamo cercare di aiutare questo inizio di pace senza fargli mancare tutto il necessario perché possa cominciare un itinerario che sicuramente non è istantaneo: non è un tasto che si schiaccia, ci sono tanti problemi da risolvere».
Zuppi ha sottolineato come la liberazione degli ostaggi israeliani e quella dei detenuti palestinesi rappresentino «un primo passo» verso la fine delle ostilità. «Dobbiamo spingere tutti in questa direzione», ha aggiunto.
“Nessuna ambiguità nelle parole di Parolin”
Commentando l’attacco di Israele al cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, dopo la sua intervista su Gaza e sul 7 ottobre, Zuppi ha precisato: «Il discorso non è ambiguo, è stato chiarissimo con la condanna del 7 ottobre e della violenza come di ogni forma di antisemitismo che colpisce tutti. Sono parole che descrivono tanta sofferenza. Partire da qui per dire basta».
Il presidente della Cei ha poi richiamato le parole del patriarca di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, ricordando «quanto c’è da ritessere nella fiducia tra le parti. Il nome di Dio è nome di pace».
“Fermarsi e ricostruire il diritto”
Sul futuro dell’intesa e sui nodi ancora aperti, Zuppi ha avvertito che la pace richiederà tempo e responsabilità: «Questo sarà uno dei tanti problemi. Ora l’importante è fermarsi. Vanno rafforzate le soluzioni, poi ci sono tanti problemi: ad esempio, difendere la Cisgiordania, dove c’è tensione. Bisogna evitare l’occupazione e trovare il rispetto del diritto».
«È un inizio importante – ha concluso – ma c’è tanto da fare. C’è bisogno dei palestinesi e c’è bisogno di garantire loro una rappresentanza che sia tale».


