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11 Ottobre 2026

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Italia: salta l’equilibrio tra lavoro e capitale. Salari reali in caduta libera, utili d’impresa in ascesa


L’Italia si trova oggi in una situazione paradossale: da un lato, i salari reali — ossia il reddito che resta dopo aver considerato l’inflazione — sono in costante discesa; dall’altro, le imprese registrano utili elevati, aumentando la forbice tra chi produce ricchezza e chi la subisce.

Secondo il Corriere è stata registrata una “discesa record” dei salari reali nel recente periodo.  Nel contempo, le grandi imprese hanno consolidato profitti e margini, talvolta beneficiando di regole deboli, tassazione agevolata o scarsa contrattazione per i lavoratori.

  • In Italia, il salario reale è inferiore di 8,7 punti percentuali rispetto al 2008, risultato tra i peggiori nel G20.  
  • Se confrontiamo il primo trimestre del 2021 con oggi, la perdita stimata arriva a circa –7,5 % per i salari reali. 
  • Non si tratta solo di inflazione: la quota del valore aggiunto che va al lavoro (retribuzioni, salari) si è ridotta negli ultimi anni, lasciando spazio — in proporzione — a maggiori utili per i soci e il capitale.  
  • Il salario medio annuo lordo nel settore privato italiano (esclusi agricolo/domestico) nel 2023 era stimato attorno a € 23.662, con aumenti nominali che tuttavia non hanno compensato l’inflazione.  
  • È ormai evidente che, nonostante il mercato del lavoro abbia raggiunto livelli occupazionali record, questo miglioramento quantitativo non si traduce in migliori condizioni remunerative per molti lavoratori.  

Questa situazione non è frutto del caso, ma radicata in fattori strutturali:

  1. Stagnazione della produttività: molte imprese non riescono (o non vogliono) innovare e aumentare la produttività, e quando la crescita c’è, non si traduce in migliori salari.
  2. Contratti scaduti e debole contrattazione: una porzione significativa dei lavoratori è ancora coperta da contratti collettivi scaduti, senza adeguamenti.  
  3. Struttura industriale frammentata: il tessuto produttivo italiano è largamente composto da micro e piccole imprese, che faticano a fare investimenti e ad avere economie di scala. 
  4. Politiche fiscali e carico contributivo elevato: parte del problema è la pressione fiscale sul lavoro che riduce il salario netto effettivo ricevuto dal lavoratore. 
  5. Distribuzione iniqua del valore aggiunto: mentre il fatturato e il valore aggiunto aumentano, la quota destinata al costo del lavoro ha perso terreno, cedendo spazi all’utile netto. 

Un monito e una sfida per chi fa politica

Questo non è solo un dato tecnico: è una ferita sociale. Il crollo del potere d’acquisto mina la fiducia nelle istituzioni, accentua le disuguaglianze e alimenta tensioni sociali.

Per chi come voi si pone un progetto politico alternativo e riformista, diventano imprescindibili:

  • la proposta di salari minimi dignitosi e indicizzati all’inflazione;
  • strumenti di ridistribuzione del valore (fiscalità progressiva, tassazione del profitto);
  • un rilancio della novità produttiva e della modernizzazione del tessuto industriale;
  • il rafforzamento della contrattazione collettiva e la spinta all’estensione degli adeguamenti salariali;
  • una politica che ponga al centro il lavoro come valore, non solo come costo da comprimere.

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