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20 Gennaio 2026

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Le violazioni continue di Tel Aviv e le colpevoli distrazioni

Alcune considerazioni su quanto avviene per Gaza vanno fatte. L’abbordaggio, di queste ore, avvenuto in acque internazionali non è un dettaglio tecnico: è una violazione chiara e grave del diritto internazionale. Chi oggi minimizza o dimentica questo aspetto, dovrebbe ricordare che Israele, in questo come in altri episodi, ha agito al di fuori di ogni norma che regola la convivenza tra Stati.

Ridurre alla fame una popolazione intera, fatta di donne, uomini e bambini, non è un atto di legittima difesa, non è una misura di sicurezza: è una violenza. È la negazione dei principi più elementari di umanità e di diritto. Il cibo non è un’arma. Considerarlo una “minaccia” significa cancellare ogni limite etico e morale.

È giusto ricordarlo: Hamas è un’organizzazione terroristica, responsabile di atti orribili e ingiustificabili. Ma non può essere questa la via per combatterla. Punire un intero popolo per i crimini di un gruppo armato significa colpire gli innocenti, radicalizzare le ferite, alimentare odio e disperazione. È la strada più sicura per perpetuare il conflitto, non per risolverlo.

Chi oggi difende l’abbordaggio, chi definisce “provocatori” i volontari che portano aiuti, dimentica che sta legittimando la fame come strumento politico. Dimentica che la legge internazionale, quella che dovrebbe essere il fondamento di ogni democrazia, non autorizza mai a trasformare civili in ostaggi della guerra.

Non c’è futuro possibile se il diritto e l’umanità vengono piegati alla logica della forza. La sicurezza di Israele non può poggiare sulla distruzione della vita dei palestinesi. Il terrorismo si combatte con la giustizia, non con l’ingiustizia.

Ecco perché questo episodio non va dimenticato: perché ciò che oggi appare inconcepibile, se accettato, rischia di diventare normalità.

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