Caviano, ecco Piantedosi: I clan non si riprenderanno questa terra
“A Caivano i due episodi piu’ gravi ovvero la ‘stesa’ e l’episodio minatorio a don Patriciello sono il chiaro segnale che la criminalita’ locale sente di aver perso terreno per il morso dello Stato. Questo rigurgito di violenza in pieno stile camorrista va letto proprio come la reazione disperata, rozza e scomposta di un potere malavitoso che sente la crescente pressione dello Stato”. Lo dice a ‘IL MATTINO’ il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi secondo cui “non solo gli affiliati alla criminalita’ organizzata ma anche quanti, a un livello piu’ basso, vivono nella delinquenza spicciola hanno compreso che qualcosa e’ cambiato. Questi criminali si devono rassegnare all’inizio della nuova stagione di legalita’ imposta dallo Stato”. II modello di Caivano va avanti: “E’ stato fatto tanto e i segnali positivi sono eloquenti. Basti pensare – spiega – alla forte riduzione degli episodi dello spaccio di droga e piu’ in generale delle attivita’ criminali. Come ai primi interventi di riqualificazione del Parco Verde che hanno fatto seguito all’allontanamento da quel contesto di alcune famiglie criminali che occupavano abusivamente l’immobile. Molti altri interventi – osserva – sono stati avviati per ridurre fenomeni di dispersione scolastica. La realizzazione del centro Pino Daniele e’ sotto gli occhi di tutti. Gli interventi posti in essere a Caivano sono diventati un modello che ha ispirato iniziative normative e prossime azioni del Governo in contesti analoghi in tutt’Italia. Ovviamente, non bastano due anni di duro lavoro, pur cosi’ ampio, per sconfiggere definitivamente i fenomeni criminali che per troppo tempo ha dato quel territorio”. Dura a morire la mitologia del boss: “Negli ultimi 20 anni, c’e’ stata una narrazione fuorviante che ha creato la mitologia dei giovani boss invincibili con una vita fatta di soldi e di successi. Nulla di piu’ falso perche’ nella vita reale i boss finiscono ammazzati o in galera o braccati e dunque costretti a vivere nelle intercapedini come topi. Ebbene – rileva Piantedosi – , rispetto a queste miserabili scelte di vita da criminali che non portano a nulla, va sottolineato che lo Stato a Caivano e nelle realta’ piu’ problematiche del Paese ha iniziato finalmente a Investire dove e come era necessario, sulla prevenzione, offrendo percorsi di crescita accessibili a tutti. Piu’ poliziotti in strada dunque ma non solo. Anche piu’ scuola, piu’ lavoro, piu’ sport, piu’ partecipazione civile, nella certezza che a Caivano e ovunque la legalita’ rappresenta l’unico terreno dove poter costruire un vero progetto di vita”. I fondi e le misure previsti dal governo per le periferie (tra cui Caivano) prevedono tempi di realizzazione nel medio-luogo periodo: “Gli interventi messi in campo a Caivano sono stati tutti improntati proprio al comune obiettivo di coinvolgere la gente del posto. Basti pensare ai tanti giovani che ora fanno sport nel centro Pino Daniele sotto la guida del gruppo sportivo Fiamme Oro. La formula e’ stata scelta per fare in modo che i ragazzi non avessero solo la pur importante opportunita’ di fare pratica sportiva, ma anche di poterlo fare sotto la guida di un’istituzione importante che potesse trasmettere loro anche quella fiducia e quel patrimonio di valori, che troppo a lungo gli erano stati negati. Certo, ci vuole tempi per vederne effetti duraturi e radicati. Dalle prime analisi degli inquirenti, sulla ‘stesa’ dell’altra sera, sembrerebbe emergere che si trattava di ragazzi venuti da fuori. Questo lascia sperare proprio che il seme gettato stia germogliando tra i giovani di Caivano”.
Su Don Patriciello: “L’ho sentito giustamente preoccupato ma tutt’altro che impaurito. Ha sposato una missione che va anche oltre quella pastorale ed e’ molto determinato ad andare avanti. In tanti gli hanno offerto solidarieta’, primi tra tutti il capo dello Stato Sergio Mattarella, e il presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Io stesso – conclude Piantedosi – gli ho anticipato che saro’ nuovamente a breve a Caivano per proseguire sulla strada che abbiamo intrapreso e per dimostrare a chiunque ne avesse bisogno che don Patriciello non e’ solo, ha la vicinanza e la solidarieta’ dello Stato e di tutte le persone perbene”.


