Il socialista Impertinente
Le divisioni dentro il centrodestra campano non aiutano. In queste ore sono più che mai evidenti e rischiano di condannare la coalizione all’ennesima sconfitta, proprio mentre il centrosinistra si ricompatta intorno alla candidatura di Roberto Fico. Da un lato Forza Italia che invoca un civico, dall’altro Fratelli d’Italia che rivendica un nome politico di peso. Il risultato è un braccio di ferro che oscura la vera priorità: offrire ai campani una proposta credibile di governo.
A distanza di quindici anni resta Stefano Caldoro l’ultimo presidente vincente del centrodestra in Campania. Anche lui veniva da fibrillazioni interne, ma provò ed in parte riuscì a tenere unita la coalizione, costruendo una giunta che fu una sintesi tra uomini forti dei partiti e figure della società civile: accademici, professionisti, manager provenienti dalle eccellenze della società di Stato. Un esperimento forse imperfetto, ma pur sempre un modello capace di andare oltre la semplice spartizione di poltrone.
Poi arrivarono le sconfitte: la prima segnata da un tradimento interno, con De Mita e compagnia a spostare gli equilibri. La seconda, aggravata dall’effetto Covid, fu il risultato di una scelta che Caldoro accettò pur sapendo che il centrodestra arrivava già a pezzi. Si immolò per la coalizione, avrebbe potuto evitare quella candidatura, ma preferì metterci la faccia nonostante le profonde divisioni interne. È per questo che resta l’ultimo ad aver tentato davvero di dare una prospettiva di classe dirigente alla Campania.
Oggi, invece, prevale la logica del veto e del calcolo di parte. Si discute di nomi, si agitano bandierine, ma manca la capacità di delineare una squadra e una visione. In questo vuoto rischia di consolidarsi il dominio del centrosinistra, che governa la regione da dieci anni e che oggi appare più competitivo.
Se il centrodestra non ricostruirà un’idea di governo condivisa e non tornerà a valorizzare le competenze della società campana – dall’università alle professioni, fino alle realtà produttive – sarà difficile rivedere un presidente di area a Palazzo Santa Lucia. Caldoro resterà allora non solo l’ultimo a vincere, ma anche l’ultimo ad aver provato a costruire una classe dirigente.


