Roma, 21 settembre 2025 – Il ministro della Giustizia Carlo Nordio interviene nel dibattito sulla riforma della giustizia e frena sull’idea che il referendum popolare possa trasformarsi in uno scontro diretto con la magistratura. “Il referendum – ha spiegato in un’intervista al Corriere della Sera – non deve diventare un pro o contro i giudici. Sarebbe pericolosissimo.”
Al centro della riforma voluta dal governo restano due punti già inseriti nel programma elettorale: la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante e il sorteggio per la composizione del Consiglio Superiore della Magistratura. Due capisaldi, secondo Nordio, che non sono mai stati messi in discussione, mentre su altri aspetti c’era apertura al dialogo.
Il ministro ha accusato l’opposizione di aver rallentato l’iter parlamentare con “audizioni ridondanti di giuristi contrari”, quando sarebbe bastato acquisire i loro scritti “autorevoli e ben argomentati”. A suo avviso, si voleva arrivare allo slittamento dei tempi della doppia lettura costituzionale, un “tranello” che il governo ha deciso di evitare andando avanti da solo.
Sui sondaggi, che oggi darebbero un vantaggio al fronte del “sì” alla riforma, Nordio invita comunque alla prudenza: “Non bisogna dare nulla per scontato. Dobbiamo spiegare agli italiani il significato di questa riforma in modo chiaro, pacato e civile.”
Il ministro ha poi puntato il dito contro il Partito Democratico, accusato di avere lanciato “una chiamata alle armi ai magistrati” con il discorso di Franceschini in Parlamento. Una scelta che, secondo Nordio, espone la magistratura a un rischio: “Se vincesse il ‘no’, i magistrati rivendicherebbero il successo e la politica resterebbe subalterna alle procure, come negli ultimi trent’anni. Se invece vincesse il ‘sì’, la magistratura ne uscirebbe umiliata ed esposta nella credibilità della sua indipendenza dalla politica.”
Quanto al cuore della riforma, Nordio nega che abbia carattere punitivo: “Non è una riforma contro i magistrati. Anzi, li libera dai vincoli delle correnti.” Sul sorteggio per il Csm, misura controversa e senza precedenti in Europa, il guardasigilli cita Churchill: “È il rimedio peggiore, dopo tutti gli altri. Ma necessario per spezzare logiche di scambio di favori e nomine a pacchetto.”
Con queste parole, Nordio cerca di ricondurre il dibattito sui binari della riforma istituzionale, senza trasformarlo in un conflitto aperto tra politica e toghe.


