C’è un filo sottile ma tenace che lega le recenti tappe politiche di Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, al mondo del riformismo italiano. Un filo che passa per il congresso del PSI a Napoli, prosegue alla Festa di Avanti! a Bologna, e si inserisce in una traiettoria politica sempre più definita: quella di un progressismo maturo, istituzionale, europeo.
Conte, in questo senso, sta completando un processo che appariva impensabile solo pochi anni fa. Il Movimento 5 Stelle nato sull’onda dell’antipolitica, dell’urlo contro il sistema, del “vaffa” grillino, oggi si presenta con un volto diverso. Non è più il tempo dei Toninelli, delle improvvisazioni e dei ministeri trasformati in palcoscenici di dilettantismo. Quel tempo è stato archiviato, senza traumi, con metodo e misura. Un’operazione politica che ha la cifra del riformismo più che della rottura.
La trasformazione non è solo formale. Conte ha lavorato per inserire il M5S nel quadro delle forze democratiche e progressiste del Paese, aprendosi al dialogo con il mondo socialista, con l’associazionismo laico, con la sinistra storica. Le sue presenze pubbliche in contesti simbolici per il riformismo italiano non sono semplici apparizioni: sono scelte politiche. Parlano di un’identità in via di consolidamento, di una direzione di marcia.
E non è un caso che proprio sulla politica estera — con particolare riferimento al conflitto israelo-palestinese e alla crisi umanitaria di Gaza — ci sia una sintonia crescente con la tradizione socialista: quella che unisce l’attenzione ai diritti umani al rispetto del diritto internazionale, in un equilibrio difficile ma necessario. La posizione di Conte su Gaza è coerente con una visione umanitaria e multilaterale delle relazioni internazionali, molto distante dalla subalternità atlantista che caratterizza altri settori del quadro politico italiano.
Giuseppe Conte sta dunque costruendo un nuovo spazio politico: né nostalgico né radicale, ma profondamente ancorato ai principi di una sinistra moderna e popolare. Il suo viaggio è appena iniziato, ma ha già una direzione chiara. Riformista, appunto.


