Roma, 15 settembre 2025 – In un intervento pubblicato sul suo blog sull’Huffington Post, Gianfranco Rotondi, parlamentare di Fratelli d’Italia e presidente della Democrazia Cristiana con Rotondi, offre una riflessione a metà tra ironia e analisi politica: “Giorgia Meloni è, di fatto, la segretaria della nuova Democrazia Cristiana.”
Secondo Rotondi, la Democrazia Cristiana storica non esiste più da oltre trent’anni. Ne restano frammenti – partiti, simboli, nomi – spesso in conflitto tra loro, incapaci di ricomporsi in un soggetto unitario. L’ultimo tentativo di riunificazione si è concluso con un nulla di fatto. “L’unificazione dei partiti democristiani non è più in agenda”, dichiara.
Eppure, osserva, c’è una novità storica: tutte le espressioni partitiche riconducibili alla tradizione Dc oggi sostengono la leadership di Giorgia Meloni. Un risultato che non riuscì nemmeno a leader del calibro di Andreotti e Cossiga, né a Silvio Berlusconi, che pur catalizzò gran parte del voto cattolico, senza però ottenere la fedeltà politica delle sigle ex Dc.
“Giorgia è oggi la segretaria di questa Dc plurale della Terza Repubblica”, scrive Rotondi, sottolineando come formazioni come la Dc con Rotondi, l’Udc e Noi Moderati – sebbene di piccole dimensioni – siano tutte convintamente allineate con il governo Meloni. Non esistono più forze democristiane attive a sinistra; tutto ciò che resta della Dc parlamentare è nel centrodestra.
Rotondi individua le ragioni di questo consenso:
- Meloni viene dalla politica, qualità apprezzata da un ceto politico cresciuto nella logica dei partiti e poco incline alla retorica della “società civile”.
- Ha una cultura politica chiara e orgogliosamente esibita, che le consente di dialogare anche con mondi culturali diversi ma altrettanto strutturati.
Ma il parlamentare di FdI lancia anche un messaggio chiaro alla premier: non basta tenere insieme i frammenti del passato, serve una nuova proposta politica, riconoscibile, moderna, all’altezza della stabilità e credibilità che il governo ha guadagnato a livello nazionale e internazionale.
“Le elezioni politiche del futuro non potranno essere la replica del 2022, con i tre tenori e i sette nani democristiani”, scrive Rotondi, con una punta di sarcasmo. “Da Giorgia ci aspettiamo di più, molto di più.”
Il confronto politico più profondo – precisa – avverrà dopo le elezioni regionali imminenti. Per ora, “quando suona la tiana di guerra, si combatte e non si fa filosofia politica”.


