11.7 C
Napoli
20 Gennaio 2026

Chi siamo

Zuppi, il “socialista” che ci ricorda che il lavoro è umano

In un’Italia dove i diritti sembrano sempre più comprimibili e la tecnologia avanza a passo svelto (e spesso senza freni), ci voleva un cardinale per dire l’ovvio: “È impensabile che arrivi un licenziamento per via SMS”.

Parole semplici, pronunciate dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Matteo Maria Zuppi, in collegamento con Digithon 2025, la maratona digitale in corso a Bisceglie, ma che suonano come uno schiaffo morale a una certa idea disumana di innovazione.

Sì, perché oggi — nel bel mezzo del dibattito sull’intelligenza artificiale, sulle piattaforme digitali e sul futuro del lavoro — il rischio concreto è che ci si dimentichi della sostanza: le persone. Non avatar, non numeri, non KPI: esseri umani, con famiglie, ansie e dignità.

E mentre manager e guru dell’hi-tech disegnano scenari iper-produttivi con lo sguardo fisso sui grafici, Zuppi si prende la scena parlando di rispetto, relazioni, umanità. Qualcuno lo chiama “prete di strada”, altri — con un sorriso — “cardinale socialista”. Ma, in fondo, sta solo ricordando ciò che dovrebbe essere ovvio: il lavoro non è una variabile d’aggiustamento, né una notifica push.

Che si licenzi via SMS, come già accaduto in alcuni casi eclatanti in passato, è non solo umiliante, ma disumano. È un’offesa alla storia del lavoro, alle conquiste sociali, e anche a quel minimo di decenza che ogni rapporto umano dovrebbe conservare.

In un Paese in cui sempre più giovani si affacciano al mercato del lavoro con precarietà e paura, in cui gli algoritmi decidono turni, ferie e a volte anche i licenziamenti, le parole di Zuppi suonano rivoluzionarie nella loro semplicità. Un manifesto etico in un tempo dove l’etica viene spesso retrocessa a “dettaglio marginale”.

E allora sì: viva Zuppi “socialista”, se questo vuol dire rimettere al centro la persona. Anche — e soprattutto — in un mondo digitale.

Articoli correlati

Ultimi Articoli