SALERNO – L’intelligenza artificiale e la telemedicina non sono più strumenti del futuro: rappresentano già il cuore pulsante della sanità contemporanea. E l’ASL Salerno lo sta dimostrando concretamente, con un modello organizzativo tra i primi in Italia a fare della digitalizzazione non solo una leva tecnologica, ma un vero e proprio strumento di equità sociale.
A guidare questa rivoluzione è il dottor Antonio Coppola, direttore della UOC Governance dei Processi di Telemedicina e Intelligenza Artificiale dell’ASL Salerno, in carica dallo scorso luglio. “La tecnologia, da sola, non basta – sottolinea –. Deve essere accompagnata da una visione umana, capace di includere, proteggere e prendersi cura, soprattutto dei più fragili”.
Sanità digitale di prossimità
Seguendo la visione strategica del Direttore Generale Gennaro Sosto, l’ASL Salerno ha avviato un processo di trasformazione che parte dal territorio. Il cuore di questo nuovo modello è la sanità digitale di prossimità, un sistema integrato che sfrutta l’innovazione per portare cure e assistenza anche nei luoghi più remoti, spesso penalizzati da barriere logistiche o digitali.
Un ruolo chiave è affidato alle Botteghe di Comunità, strutture sociali radicate nei territori interni, che diventano veri e propri ambulatori virtuali. “Le Botteghe – spiega Coppola – non si limitano ad abilitare le identità digitali tramite la Tessera Sanitaria. Offrono supporto diretto ai cittadini meno alfabetizzati digitalmente, accompagnandoli passo dopo passo nell’accesso ai servizi sanitari online e nella comunicazione con medici e specialisti”.
Una rete capillare, contro ogni distanza
Il progetto punta a superare non solo le distanze geografiche, ma anche quelle culturali e digitali, garantendo accesso paritario alla sanità pubblica. Una rete capillare che intercetta i bisogni laddove nascono: domicili, RSA, centri antiviolenza, piccoli comuni delle aree interne. Il principio è chiaro: portare la cura dove prima non arrivava.
“I progetti che stiamo sviluppando – dal telemonitoraggio dei pazienti fragili, all’assistenza domiciliare nelle strutture residenziali, fino all’interconnessione con i centri dialisi e ai percorsi dedicati alle donne vittime di violenza – non sono solo innovazioni tecnologiche. Sono vere e proprie azioni di giustizia sociale”, afferma Coppola.
L’intelligenza artificiale: uno strumento, non un fine
Nel modello ASL Salerno, l’intelligenza artificiale non è un’entità astratta, ma uno strumento operativo e personalizzabile, al servizio delle esigenze reali del territorio. L’obiettivo è arrivare a un sistema in cui l’IA supporta le decisioni cliniche, anticipa le criticità con l’analisi predittiva, ottimizza la distribuzione dei servizi e migliora la qualità complessiva dell’assistenza.
“In un futuro ormai imminente – prosegue Coppola – i servizi sanitari saranno sempre più digitali e accessibili a distanza, senza perdere in qualità. Questo sarà possibile grazie a centrali operative intelligenti, in grado di trasformare i dati clinici in conoscenza strategica, utile a pianificare, intervenire e prevenire”.
Una trasformazione culturale, prima ancora che tecnologica
Ma la vera sfida non è solo tecnologica: è culturale. Per questo l’ASL Salerno ha lanciato il Lab di Formazione Digitale della Telemedicina, un laboratorio aperto a professionisti sanitari, caregiver, enti pubblici, volontari, associazioni e pazienti.
“Non basta imparare a usare i software – chiarisce Coppola –. Dobbiamo costruire una sanità digitale consapevole, partecipata, solidale. Il Lab è anche un luogo dove idee e proposte emergono dal basso, da chi vive ogni giorno il sistema sanitario. Le vere rivoluzioni nascono così, dalle esigenze reali”.
Un modello da seguire
A poco più di un anno dall’avvio della riorganizzazione, i risultati sono già visibili. “Stiamo costruendo una rete più pronta, più coesa, più resiliente. Una sanità che utilizza la tecnologia per rafforzare le relazioni umane, non per sostituirle. Una rete che cura non solo le patologie, ma anche le distanze, le solitudini e le disuguaglianze”, sottolinea il direttore Coppola.
“La vera innovazione – conclude – non è portare IA e telemedicina dentro il sistema sanitario, ma ripensare il sistema stesso a partire da questi strumenti. In modo che diventi più equo, più vicino, più umano. Perché la tecnologia ha senso solo se messa al servizio della persona. Sempre”.


