17.1 C
Napoli
22 Aprile 2026

Chi siamo

D’Alema a Pechino: la sinistra che guardava a Est

Ci sono immagini che valgono più di mille analisi. Massimo D’Alema, ex premier ed ex leader di una sinistra che sarebbe dovuta diventare socialdemocratica, alla parata militare in Cina accanto a Xi Jinping, Putin e Kim Jong-un, è una di quelle. Non perché D’Alema non abbia diritto a presenziare, ma perché quella fotografia condensa un’intera parabola politica: la sinistra italiana post-1989, nata dalle macerie del PCI, mai del tutto liberata dalla tentazione di guardare a Est invece che alla propria storia ed a quella dell’Italia.

Bettino Craxi, con la sua spietata lucidità, lo disse trent’anni fa: “Quella non stanno a sinistra, stanno ad Est.” Non era un gioco di parole: era una diagnosi. Il PDS-DS di D’Alema, Veltroni, Fassino, la stessa idea dall’improponibile nome ‘La Cosa’, non furono il laboratorio di una nuova socialdemocrazia europea, ma il rifugio di una generazione cresciuta “a pane e comunismo” che non volle, o non seppe, fare i conti con la storia.

E allora eccolo lì D’Alema, coerente fino in fondo. Non è un fuori luogo: in fondo, in quel palcoscenico di potenze autoritarie, di comunismo ‘vero’, lui è a casa. Ma proprio questa coerenza rivela la contraddizione, era di ieri, è di oggi. Chi non ha mai fatto i conti col passato non poteva e non può guidare il futuro.

Il problema non è solo D’Alema. Lui è la sintesi di una classe dirigente intera, quella post-1989, cresciuta tra sezioni e ideologia, improvvisamente rimasta orfana del Muro di Berlino. Invece di riconoscere il fallimento di un modello quella sinistra scelse di cambiare pelle. Si reinventò giustizialista, approfittando della stagione di Mani Pulite per tentare di vincere nei tribunali ciò che non era mai riuscita a conquistare nelle urne. Fu la sinistra che cavalcò l’onda giustizialista, spesso in alleanza tacita con pezzi di magistratura militante, trasformando il garantismo in un sospetto e la politica in un’aula d’accusa permanente.

Craxi li aveva smascherati. Li aveva visti arrivare, con la loro presunta superiorità morale, mentre il Paese affondava in un clima da caccia alle streghe. Aveva capito che quella non era la nascita di una nuova sinistra europea, ma la vendetta di una cultura politica che non aveva mai veramente rotto con il suo passato ideologico.

Ecco perché la presenza di D’Alema a Pechino non è un episodio folkloristico. Non è solo un ex leader che partecipa a un evento internazionale: è l’ennesimo segnale che quella stagione politica non ha avuto nulla da offrire al futuro. È il ritorno del rimosso, il riflesso condizionato di una classe dirigente che, invece di archiviare le proprie contraddizioni, le ha elevate a sistema.

Si spera – ma i dubbi sono tanti – in quelli di oggi. In una nuova generazione capace di costruire una sinistra moderna, europea, riformista, che non si rifugi nei simboli del passato né si aggrappi a presunte patenti di moralità.

La sinistra italiana potrà forse rinascere solo quando guarderà con attenzione – e senza pregiudizi – alla storia dei Craxi e dei Nenni, piuttosto che a quella dei Togliatti e dei Berlinguer. Non per nostalgie, ma per comprensione. Perché senza un vero confronto con il proprio passato, senza una rottura netta con le ambiguità e i conformismi di ieri, non si potrà mai costruire un’alternativa credibile per il domani.

Sarebbe finalmente guardare al futuro.

Articoli correlati

Ultimi Articoli