In Italia proliferano decine di siti e forum legati al mondo incel (“involontariamente celibi”), comunità online di uomini che attribuiscono la loro esclusione sessuale e affettiva alle donne e al femminismo, generando contenuti carichi di odio misogino, vittimismo e pulsioni violente. Queste piattaforme, attive soprattutto su spazi semi-anonimi come ForumFree o Telegram, raccolgono migliaia di utenti, molti dei quali giovanissimi.
Sotto una patina di “sfogo personale”, si diffonde un linguaggio pericoloso, dove le donne sono definite “NP” (non persone), accusate di essere ipergame e manipolatrici, e gli uomini “normali” vengono incoraggiati ad arrendersi alla cosiddetta blackpill – la convinzione che non ci sia alcuna speranza di riscatto.
Chi ci guadagna sull’odio
Molti gestori di questi siti monetizzano le insicurezze e il rancore: corsi di seduzione venduti fino a 1.500 euro, “consulenze” private, contenuti a pagamento, raccolte fondi tramite PayPal o Patreon. Figure come “Anton Rosanov”, “Anakin” o il “Prete Rosso” sono nomi noti in questo ecosistema, capaci di generare entrate significative cavalcando il malessere relazionale di una fetta di popolazione maschile.
Anche i banner pubblicitari e i click su contenuti virali contribuiscono alle entrate: a volte non direttamente per gli amministratori, ma per le piattaforme che li ospitano, come ForumFree, dove uno spazio pubblicitario può valere oltre 1.000 euro.
Il Garante: “Segnalate questi siti”
Di fronte a questa deriva, interviene il Garante per la protezione dei dati personali, che invita i cittadini a segnalare contenuti violenti o discriminatori:
“Basta un reclamo, e l’Autorità scende in campo per stoppare i contenuti scorretti”, ha dichiarato, precisando che può agire anche d’ufficio per bloccare contenuti lesivi della dignità e della sicurezza delle persone.
Anche la Polizia Postale monitora attivamente queste realtà, ma i siti si spostano e si moltiplicano con facilità, rendendo complesso un controllo efficace.
Un problema culturale, non solo digitale
Il fenomeno incel non è solo una questione di siti da chiudere. È il sintomo di una crisi identitaria maschile, aggravata da isolamento, ansia sociale e mancanza di alfabetizzazione emotiva. Per gli esperti, la prevenzione passa anche da scuola, educazione affettiva e modelli culturali diversi da quelli proposti in rete.


